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LINGUAGGI al femminile

Cristina Sivieri Tagliabue


Alina Marazzi NEL SUO «VOGLIAMO ANCHE LE ROSE» HA RIPERCORSO LA STORIA DELLE DONNE TRA GLI ANNI 60 E 70

Chiuderà i battenti il prossimo fine settimana, il 27 marzo, ed è stata inaugurata 20 giorni addietro, il 7, presso la Triennale di Milano la diciottesima edizione di "Sguardi Altrove Film Festival". La manifestazione dedicata alla creatività e ai linguaggi artistici al femminile, quest'anno ha presentato un grande calendario di proposte cinematografiche provenienti da tutto il mondo (oltre 20 i paesi di provenienza e 117 i titoli selezionati, tra lungometraggi, corti e documentari). Inoltre, mostre, workshop e incontri dislocati in diversi spazi milanesi.
In particolare, il festival ha scelto due strade per raccontare percorsi al femminile. Il primo è "Cinema e volontariato" che, in linea con le indicazioni della Comunità europea nell'Anno internazionale del volontariato, documenta il rapporto tra il mondo del cinema e il lavoro svolto da Onlus, associazioni europee e Nazioni Unite nei territori devastati dalle guerre. Il secondo è "Omaggio all'Africa": un'ampia ricognizione nella poliedricità creativa africana tra arte, cinema e costume, con uno speciale approfondimento su Nollywood – la ricca e sorprendente produzione cinematografica nigeriana – e una selezione di opere sull'Africa dirette da registi europei (per questo è stata allestita anche una mostra in Triennale). Inoltre, con 4 euro è ancora possibile assistere a grandi e piccoli capolavori che altrimenti non avremmo potuto "guardare altrove". Per esempio, i documentari al femminile "Kick in Iran" di Fatima Geza Abdollahyan (Germania), che racconta di Sara, campionessa di Taekwondo è la prima atleta iraniana a qualificarsi per i giochi olimpici nella storia del suo paese.
Oppure "Blood calls you" di Linda Thorgren (Svezia). In visita a L'Havana, Linda s'innamora di un uomo affascinante ma la loro storia si trasforma presto in un incubo. E ancora "My perestoika" di Robin Hessman (Usa/Uk/Russia): la vita di cinque compagni di scuola dall'infanzia fino al crollo dell'Unione Sovietica.
Per la sezione cortometraggi, "Salve regina" di Laura Bisturi, che ha vinto il David di Donatello 2010, racconta l'attrazione inespressa tra due persone ai margini. Mentre dei documentari dedicati all'ambiente segnaliamo "Adotta un kw" di Elena Micheloni. La nascita e lo sviluppo del primo impianto fotovoltaico in Italia interamente finanziato dai cittadini. E ancora, "Le città slow bra" e "Le città slow cisternino" di Piero Cannizzaro, progetto dedicato ad Angelo Vassallo il sindaco-pescatore ucciso il 5 settembre 2010.
Fuori concorso, una serie di videoritratti che hanno spopolato su internet e dvd. "Lisetta Carmi, un'anima in cammino" di Daniele Segre, storia della fotografa negli anni segnati dalla guerra; "Alfonsina e la bici" di Agostino Ferrente, videoclip che il gruppo musicale Têtes de Bois ha dedicato ad Alfonsina Strada, la ciclista che nel 1924 sfidò per prima il maschilismo sportivo; "Inge Film" di Luca Scarzella e "Rosellina Archinto, editore per passione" di Daniela Trastulli, appassionanti ritratti di due donne protagoniste dell'editoria milanese.
Il 9 marzo, infine, per chi non ha partecipato al Festival di Venezia, è stato presentato al pubblico il documentario di Elisabetta Sgarbi dedicato alla cultura italiana. Con un titolo ispirato alla omonima raccolta di poesie di Tito Balestra "Se hai una montagana di neve, tienila all'ombra", la regista, insieme allo scrittore Edoardo Nesi e il filosofo Eugenio Lio, ha compiuto un viaggio all'esterno del mondo della cultura. Intervistando cioè, oltre a personaggi noti e importanti della cultura, anche uomini e donne incontrati lungo un percorso ideale, con partenza dall'amata Emilia e arrivo nel Sud Italia. Quasi come i pasoliniani Comizi d'amore, la Sgarbi ha messo sullo stesso piano chi ha cognome e nome e chi nome e cognome "celebre" non ha. L'operazione, emozionante, porta alla luce uno sguardo inedito "che cosa sia la cultura". Perché mettendo sottosopra le gerarchie, e intervistando senza preconcetti chi lavora con la testa e chi lavora con le braccia, ha sottolineato proprio l'altrove che chi è del mestiere tende egoisticamente a snobbare.
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