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Questo articolo è stato pubblicato il 21 aprile 2011 alle ore 06:48.
:Nel Campus Bovisa del Politecnico di Milano è appena stato presentato Esmo (European student moon orbiter) un progetto realizzato dagli studenti per l'Agenzia spaziale europea (Esa). I ragazzi hanno progettato e costruito un satellite che dovrà essere lanciato in orbita attorno alla Luna nel 2014. Il lavoro è portato avanti da 250 studenti di 21 università situate in 11 Paesi europei. Nel gruppo ci sono tre squadre italiane, due del Politecnico di Milano e una dell'Università dell'Aquila. Il satellite verrà utilizzato per eseguire nuove misurazioni e acquisire immagini della luna da ritrasmettere sulla terra a scopo scientifico e didattico. L'idea è di offrire alle scuole e agli istituti superiori la possibilità di chiedere immagini di particolari zone del suolo lunare.
All'interno del satellite è stato collocato un piccolo radar, un rilevatore di radiazioni e un radiometro a microonde passive, oltre a uno strumento per testare un protocollo di comunicazione lunare di tipo internet.
«L'avere tra le mani un progetto che verrà realmente realizzato e mandato in orbita è una grande emozione» dice Antonello Cherubini, membro della squadra del Politecnico di Milano che si occupa del sistema di propulsione. «Gestire una squadra di studenti è una grossa sfida poiché richiede non solo competenze ingegneristiche, ma anche imparare a destreggiarsi tra questioni organizzative e manageriali» dice Stefania Tarquini, studentessa a capo dello stesso gruppo.
Esmo rappresenta un'opportunità unica data agli studenti per mettere a frutto quanto studiato nei corsi universitari. Inoltre Surrey Satellite Technology Ltd (Sstl), prime contractor di Esa per il progetto, offre la possibilità di contattare i propri tecnici e ingegneri per ricevere ogni tipo di supporto. Un altro vantaggio è quello di permettere ai partecipanti di seguire i workshop organizzati da Esa e Sstl, dove i rappresentanti delle varie squadre si confrontano con i responsabili di Sstl, esattamente come accade nelle realizzazioni di missioni spaziali più complesse.Roberto La Pira
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