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Questo articolo è stato pubblicato il 02 giugno 2011 alle ore 06:58.

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Prendono degli atomi di idrogeno e nichel e li portano, nel loro macchinario, a temperature molto più vicine a quella dell'acqua per cuocere gli spaghetti che a quella delle stelle e ne ottengono in cambio rame e un'energia in uscita 200 volte circa superiore a quella usata in entrata. Come se non bastasse, sicurezza totale, radiazioni collaterali poche e controllabili e soprattutto niente scorie radioattive da smaltire chissà dove e come, l'incubo di tutti i processi sia di fissione sia di fusione nucleare.
Sembra il paese di Bengodi e invece è quanto affermano, e hanno mostrato a più riprese dall'inizio dell'anno, il fisico Sergio Focardi, noto accademico di Bologna, e l'ingegner Andrea Rossi, che sostengono di avere finalmente realizzato la fusione nucleare a freddo, ossia a temperature molto, molto basse rispetto a quelle finora teorizzate come necessarie. Molta prudenza negli ambienti della fisica ufficiale, dato anche che i lavori scientifici su questa scoperta vengono pubblicati su una rivista online fatta praticamente ad hoc e sono stati rifiutati dalle riviste "ufficiali" per scarsa documentazione. D'altronde sono in gioco brevetti che, se la cosa si rivelerà veramente funzionante, renderebbero il detentore l'uomo più ricco del pianeta.
Dalla parte dell'equipe bolognese giocano senz'altro le dimostrazioni e le misure ripetute davanti a esperti, un atto di onestà intellettuale notevole, e che comunque hanno mostrato che l'energia in uscita dal macchinario è assai maggiore di quella fornita.
E starebbero già lavorando alla prima centrale elettrica in Usa, sperimentale, fondata su questa scoperta, grazie a un accordo con una ditta statunitense. Che sia fusione nucleare o una reazione ancora sconosciuta forse sarebbe meglio restasse in Italia.
leopoldobenacchio.nova100.ilsole24ore.com
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