Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 08 giugno 2011 alle ore 16:33.

My24
La nebulosa del CignoLa nebulosa del Cigno

Sono bellissime, dettagliatissime, enormi, più di mezzo gigabyte ognuna, e con dentro un sacco di "cielo". Hanno lasciato a bocca aperta non solo moti appassionati o persone "comuni", che le hanno viste in anteprima, ma gli stessi astronomi e ingegneri, in stragrande maggioranza italiani, che le hanno prodotte.

Sono le prime due immagini rilasciate al pubblico dal team del telescopio VST, appena entrato in collaudo al Cerro Paranal sulle Ande Cilene, accanto ai giganti con specchi da 8 metri di diametro del Very Large Telescope Europeo. Anche VST è un telescopio europeo, perché sarà gestito dall'Osservatorio del Sud, ESO, ma è quasi un emblema dell'Unità d'Italia, nel suo 150 enario, dato che è stato ideato, costruito e assemblato tutto da italiani, astronomi, ingegneri, tecnici, principalmente, ma non solo, degli Osservatori INAF di Napoli e Padova, e tante ditte del Sud e del Nord. Un po' di orgoglio nazionale, inquadrato nella cornice europea, in questo caso non guasta quindi.

VST è molto più piccolo dei giganti cui sta vicino, solo poco più di 2 metri e mezzo lo specchio principale, e farà da telescopio da caccia per gli altri, perché ha caratteristiche uniche: può vedere una zona di cielo molto molto estesa, immaginate un'area quattro volte la Luna piena mentre i telescopi da 8 metri di Luna ne vedono, si e no, un decimo ed inoltre permette un dettaglio incredibile su tutta questa grande area. "Ma non solo questo ovviamente, perché questo "grandangolo" permetterà di esplorare il cielo in dettaglio e velocità, scoprendo certamente oggetti celesti e fenomeni che oggi non conosciamo o sospettiamo. Nella scienza va spesso così e noi ci speriamo", ci dice Massimo Capaccioli, dell'Università di Napoli e ideatore, quando era direttore dell'Osservatorio Astronomico Partenopeo nel 1997, di questo nuovo telescopio dalle caratteristiche uniche.

Non solo il campo di vista, l'ottima meccanica, i servocontrolli sono infatti la caratteristica del VST, messo in uno dei posti con il cielo più limpido del mondo, il deserto di Atacama, ma anche, e per certi versi soprattutto, la grande camera fotografica, OmegaCam. Costruita con caratteristiche uniche, produce immagini con un numero complessivo di 268.000 pixel, ottenuti con un mosaico di 32 rivelatori CCD accoppiati. In pratica, anche se la camera fotografica assomiglia un po' a una lavatrice industriale, il concetto con cui lavora è identico a quello delle fotocamere dei nostri cellulari. Solo che il telescopio fa da obiettivo e il numero di pixel della camera fotografica, beh è decisamente altra cosa.

Se la gestione del telescopio sulle Ande cilene è Europea, il telescopio tutto italiano, la camera fotografica, una delle 5 più grandi al mondo effettivamente operanti, è stata costruita da un consorzio fra Istituti olandesi, tedeschi ed italiani. "Il nostro impegno è stato principalmente nel software" - dice Enrico Cappelaro, dell'Osservatorio di Padova e responsabile italiano della Camera fotografica per VST – "le dimensioni delle immagini, 268.000 pixel significano quasi 600 megabytes, ci hanno posto un problema serio: leggerle in tempo reale, scaricarle e fare una preelaborazione al volo. Ma siamo molto soddisfatti, siamo riusciti a ridurre il tempo necessario al minimo e quindi fra un'immagine e la successiva si aspettano al massimo 30 secondi, un dato che viene considerato un ottimo risultato da tutti" . Il software sviluppato poi copre anche la gestione ed elaborazione dei 30 terabytes di dati all'anno che VST è in grado di produrre.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi