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Questo articolo è stato pubblicato il 06 agosto 2011 alle ore 17:36.

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L'agenda dell'innovazione? Si decide insieme onlineL'agenda dell'innovazione? Si decide insieme online

Il problema: definire un'agenda per l'innovazione in Italia. Il metodo: ricorrere all'intelligenza collettiva della rete. La soluzione, infatti, potrebbe emergere da un dibattito, metodologicamente epocale, tra 20mila persone riunite in un'assemblea online per 40 ore. L'appuntamento: dalle 8:00 di martedì 13 settembre prossimo alle 24.00 del giorno dopo. L'organizzazione è curata dall'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, con il supporto tecnico-metodologico dell'Ibm.

L'approccio, dice Davide Giacalone, presidente dell'Agenzia, è orientato a incentivare l'emergere delle idee dalla conversazione tra un gran numero di persone aiutate da strumenti adeguati. Perché una strategia per l'innovazione non va calata dall'alto ma costruita ascoltando chi ogni giorno lavora per l'innovazione. E questo ascolto va elaborato usando gli strumenti più adatti. È il punto di partenza di questa collaborazione tra Agenzia per l'innovazione e Ibm.

L'Agenzia ha il mandato di lavorare per la promozione dell'innovazione italiana e svolge funzioni di assistenza tecnica verso le Regioni, per le politioche dell'innovazione sul territorio, in collaborazione con i Parchi Scientifici, gli Incubatori, i Poltecnici, il Miur e il Mise. L'Ibm, da parte sua, vuole contribure al lavoro dell'Agenzia mettendo a disposizione una tecnologia, chiamata Jam, che consente di gestire efficientemente discussioni online cui partecipano grandi quantità di persone in un limitato periodo di tempo. E, come spiega Giovanni Linzi, general manager sales dell'Ibm Italia, investe mettendo a disposizione la sua tecnologia per uno scopo di sistema piuttosto ambizioso.

Il direttore generale dell'Agenzia, Mario Dal Co, spiega infatti che organizzando la 'Innovatori Jam 2011' intende far emergere idee, fatti e suggerimenti da un amplissimo insieme di persone ‐ giovani imprenditori, ricercatori e protagonisti dell'innovazione nei Parchi Scientifici, nei distretti, negli Incubatori universitari ‐ intorno ai grandi temi della collaborazione tra ricerca e impresa, tra istituzioni locali e finanza privata, tra innovazione nella pubblica amministrazione e ruolo del mercato, al fine di trovare soluzioni, idee e buone pratiche che rispondano in modo concreteo alle grandi domande.

Usando Jam, l'Agenzia può giovarsi di una tecnologia piuttosto sperimentata per gestire una discussione così complessa: 20mila persone, appunto, in 40 ore. Ci saranno una decina di temi principali e per ciascun ci saranno dei facilitatori che avranno in compito di aiutare i partecipanti a vivere un'esperienza di conversazione produttiva e orientata ad arrivare a conclusioni utilizzabili. La preparazione, con la scelta dei facilitatori e dei temi generali della discussione, sarà parte integrante dell'evento. E la post-produzione servirà a mettere in ordine le idee emerse, per presentarle circa un mese dopo.

Per servire al suo scopo, Jam si avvale di un insieme di strumenti semantici, come Cobra, per collegare gli interventi e aiutare i facilitatori ad aggregarli in discussioni coerenti. «Nel corso dell'evento ‐ spiega Pietro Leo, specialista dell'Ibm ‐ Jam analizzerà le parole scritte dai partecipanti, individuerà gli interventi che contengono le stesse parole e li collegherà in gruppi omogenei per argomento. Successivamente, in post-produzione potrà affinare l'analisi tenendo conto anche dei sinonimi e delle parole di analogo significato anche se usate al singolare o al plurale».

L'intelligenza collettiva, dice Thomas Malone che se ne occupa all'Mit, si vede quando gruppi di invididui si comportano in modo coordinato. Internet ha fatto fare un salto decisivo alle possibilità di rendere le collettività più intelligenti. La Jam dell'innovazione italiana potrebbe essere un esperimento per verificare quanto queste considerazioni sono realistiche.

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