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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2011 alle ore 08:20.

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Si affinano le tecniche con cui le aziende possono conoscere meglio i visitatori dei propri siti, grazie a strumenti che sono l'evoluzione dei tradizionali cookie. Ne parla un recente rapporto di University of California, Berkeley. L'obiettivo è lo stesso dei vecchi cookie http: conservare sul computer dell'utente un elemento che racchiuda informazioni personali. I siti ne hanno bisogno per personalizzare la pubblicità mostrata all'utente ma anche i servizi offerti; per esempio per dare consigli su prodotti da comprare nel negozio online.
Prima si limitavano a inviare ai propri visitatori un file (il cookie, appunto), per poterli riconoscere nelle visite successive. L'utente poteva però eliminare il cookie in qualsiasi momento. Nell'ultimo anno molti siti importanti hanno fatto quindi due cose: intensificare questa pratica e renderla più sofisticata. Secondo il rapporto, i 100 siti più popolari negli Usa hanno 5,6 mila cookie http, contro i 3,6 del 2009.
Già due anni fa avevano cominciato ad adottare una tecnica più sofisticata, i Flash cookie. A inviarli ai pc degli utenti sono le pubblicità in Flash (quelle animate). La principale utilità di questi cookie è che riconoscono l'utente a prescindere dal browser utilizzato. È possibile comunque eliminare i Flash cookie, ma è più difficile (Adobe, autore di Flash, permette di farlo dalla pagina www.macromedia.com/support). I Flash cookie però hanno cominciato a essere soppiantati da un metodo più sofisticato, che sfrutta l'Html 5. Adesso la usano, per riconoscere l'utente, 17 dei 100 siti più popolari (nessuno, nel 2009). Questa tecnica supera i limiti di quelle precedenti, per molti motivi. Offre molto più spazio per immagazzinare informazioni (5 MB contro i 4 KB dei cookie http), così può portare la personalizzazione di pagine e pubblicità a nuovi livelli. E non rallenta il sito, a differenza dei vecchi cookie.
L'ultima frontiera: i ricercatori hanno scoperto che due siti (Hulu.com, popolare piattaforma di film americana, e Foxnews.com) usano la tecnica dei "cookie zombie". Hulu.com è stato il primo inoltre ad abbinarla all'eTag, un codice che si copia nella cache del browser. Spiega Stefano di Paola dell'Open web application security project: «Lasciano nel computer dell'utente tracce con le varie tecniche disponibili. L'utente magari cerca di cancellarle tutte, ma non ci riesce con l'eTag, a oggi quasi impossibile da rimuovere. Allora, quando torna sul sito, questo ritrova il proprio eTag e ricrea tutti i cookie cancellati». Eccoli, gli zombie. Vari siti invece usano l'eTag solo per riconoscere l'utente. Kissmetrics, che fornisce gli eTag ai siti analizzati dal rapporto, fornisce agli utenti uno strumento per rimuoverli.
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