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Questo articolo è stato pubblicato il 18 settembre 2011 alle ore 16:57.

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Jaime WongJaime Wong

Una startup non si teorizza, si realizza. Da un giovane imprenditore della Silicon Valley non ti aspetti un commento diverso. Poi però dopo averci parlato per qualche minuto tocca cambiare idea. Jaime Wong è figlia della sua storia familiare, così pure Vayable, la società di turismo sociale che ha fondato a San Francisco. Per 15 anni gira il mondo, colleziona 30 paesi, scrive guide, apre un blog, organizza viaggi.

«Da bambina sono stata a lunga in una riserva indiana in Arizona - racconta - durante il liceo ho vissuto in una piccola cittadina rurale in Messico, al college ha passato un mese sulle montagne dell'Honduras per aiutare le comunità rurale a ricostruire le proprie case distrutte da un uragano». A vent'anni si inventa una professione, quella dell'"experience expert", esperta di esperienze. Vende consigli ai turisti, dove andare, chi incontrare e cosa fare per tornare a avere una storia da raccontare. E ha successo. Il passo dall'idea alla startup è una diretta conseguenza. «Ho fatto i bagagli e mi sono trasferita a San Francisco - racconta -.

Rispetto ai maschietti ci ho messo un po' più di tempo. Loro dopo il college non hanno perso tempo. Io senza i viaggi e le esperienze che ho vissuto non avrei mai poututo fondare Viayable». Il sito è una sorta di marketplace dove i turisti incontrano personaggi bizzarri che si offrono come guide. Troverete il senza tetto che vi accompagna per San Francisco ma anche il re di un'isola delle Fiji che vi invita a pescare con lui. Vayable non si occupa di prenotare voli o alberghi ma trattiene una fee del 15 per cento sul prezzo patuito con la guida. L'idea è semplice. Il successo dipenderà dall'offerta. Se andasse male, Jaime si rimetterà in viaggio. Chi invece non molla è Justin Kahn. Anche lui come la Wong saranno ospiti a Milano di Social media Week ma la sua carriera lavorativa è alquanto travagliata.

Nel 2007 fonda Justin tv, piattaforma che ospita canali in streaming. Subito fa parlare di sè perché monta sul suo cappellino di Baseball una telecamerina e trasmette giorno e notto in streaming su internet. In pochi mesi la piattaforma ospita 60 canalidi di utenti. Nel 2009 attira l'attenzione della Giustizia perché non tutti i suoi canali rispettano la legge sul Copyright. Per meglio dire, dal sito si accede in streaming a canali a pagamento. Sempre quall'anno accade il peggio: Abraham K. Biggs, un utente di 19 anni si suicida in diretta. Succede tutto in pochi anni. Oggi da Justin tv sono nati due spin off, TwitchTV, che si occupa di costruire una community dedicata ai videogame (10 milioni di visitatori) e Socialcam (Justin tv ma sui telefonini). «Il miglior consiglio a chi vuole inziare l'avventura imprenditoriale – racconta - è semplicemente farlo. Più aspetti e più troverai motivi per non farlo. Se inizi subito, potrai anche non avere abbastanza esperienza ma potrei imparare subito».

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