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Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2011 alle ore 15:28.

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Google lo ha addirittura battezzato come il primo evento ("Think Mobile" il titolo della mattinata svoltasi alla Triennale di Milano) dedicato all'ecosistema mobile in Italia, forte della presenza fra i relatori di esponenti di Banca Mediolanum, Citroen, Fiat, Moby, Mondadori, Nokia, Seat Pagine Gialle, Unicredit e Wind.

In realtà è stata sicuramente un'occasione utile, per Google, per parlare della sua ampia sventagliata di servizi fruibili da dispositivi portatili e per avere, gli addetti ai lavori, un'ulteriore conferma di quanto sia radicata la popolarità degli smartphone in Italia.

A dirlo, come sempre, sono i numeri: 20 milioni gli italiani che a fine marzo 2011 avevano in tasca un telefonino intelligente (la fonte è Nielsen e rispetto al 2010 l'incremento è del 52%), in crescita del 224% sono le ricerche online effettuate da dispositivi mobili ed è arrivata al 23% la percentuale di utenti di super cellulari che ha già effettuato un acquisto in mobilità.

Il messaggio che tutti le "spoke person" di Google Italia, con il Country Director Stefano Maruzzi in testa, hanno sciorinato in varie salse è riassumibile così: il fenomeno smartphone non è solo un fatto di costume ma costituisce – cambiando le modalità di relazione fra i vari attori della catena, aziende naturalmente comprese - un'opportunità per cambiare le regole del gioco in chiave business e concretizzare una reale un'opportunità di crescita per l'economia dell'intero Paese.

A dare sostanza a questa tesi la ricerca condotta (a luglio 2011) da Ipsos MediaCT. Più della metà degli utilizzatori, il 60% per la precisione, ha confermato che difficilmente si separa dal proprio smartphone e che lo utilizza pressoché ovunque: in casa (nel 98% dei casi), fuori (88%) e in ufficio (77%). Come già emerso da altre ricerche in ambito digitale, i telefonini sono spesso al lavoro in parallelo ad altri media, e nella fattispecie mentre si ascolta musica (47%), si guarda la TV (32%) e anche quando si naviga online con un altro dispositivo (nel 30% dei casi).

Altri dati utili a comporre lo scenario, o l'ecosistema, mobile sono quelli inerenti la percentuale di utenti, pari al 45%, che si affida allo smartphone per recuperare velocemente informazioni sul Web (il 53% ricorre a questa attività quotidianamente) e quella relativa alle apps, con il 39% del campione convinto della possibilità di incrementare l'utilizzo di programmi scaricati dagli appositi store nei prossimi 12 mesi. Interessante notare come dai dati raccolti si sia determinato una sorta di profilo descrivente la relazione, con un trend definito in crescita, fra singolo utente e apps: gli italiani dotati di smarphone ne possiedono in media 19, quattro di queste sono state acquistate e ogni mese ne vengono utilizzate sette con una certa frequenza.

Parlando di opportunità di business, un filone sicuramente in crescita e dalle enormi potenzialità di sviluppo, anche grazie ai nuovi sistemi di pagamento in mobilità basati sulla tecnologia Nfc (Near Field Communications) è quello del mobile commerce. Oggi sono meno di un quarto, secondo i dati Ipsos MediaCT, coloro che hanno già effettuato un acquisto via smartphone e la percentuale non è troppo lontana da quelle che esibiscono Stati Uniti (29%), Gran Bretagna e Germania (entrambe al 28%).

Detto che il video è sicuramente un elemento di fruizione caratterizzante per gli smartphone, tale "pratica" riguarda il 77% degli utenti italiani con YouTube a erigersi di gran lunga al ruolo di piattaforma più utilizzata su mobile, il segmento che più di tutti deve meglio mettere a frutto il fenomeno è quello dell'advertising.

Il 72% dei possessori di smartphone ricorda infatti di aver notato un annuncio pubblicitario sul mobile (facendo una ricerca, guardando un video, usando una app (oppure navigando su un sito di shopping online) e dal raffronto con gli altri Paesi emerge come questo sia praticamente in linea con quello giapponese (73%) e superiore a quello di Stati Uniti (64%), Francia ( 61%), Gran Bretagna (55%) e Germania (51%). Sulla carta i numeri per dare vita a un'Internet economy all'italiana che abbia nel mobile il principale propulsore non mancano: i consumatori ci sono, l'ecosistema integrato di cui parla Google ancora deve prendere sostanza.

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