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Questo articolo è stato pubblicato il 01 dicembre 2011 alle ore 14:06.

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Le conseguenze dei social network: il premio Pulitzer assegnato per le "cronache in diretta"Le conseguenze dei social network: il premio Pulitzer assegnato per le "cronache in diretta"

Due anni fa i giornalisti del quotidiano Seattle Times hanno raccontato in diretta cosa stava accadendo in città dopo l'omicidio di quattro poliziotti. E i loro lettori hanno seguito gli aggiornamenti anche nei social network, come twitter e Facebook. Era una "breaking news" drammatica, narrata passo dopo passo durante gli eventi.

È un caso che mostra un'evoluzione in corso. Il premio Pulitzer adegua la sua categoria per il giornalismo locale: le "breaking news" dovranno essere affiancate da una cronaca in tempo reale ("real time reporting"). Che cosa intende? Catturare "gli eventi in modo accurato mentre avvengono, e, con il passare del tempo, illuminare, fornire un contesto, e ampliare la copertura giornalistica iniziale". In particolare, viene sottolineato l'uso di strumenti come i social network e i cellulari. Il Pulitzer è assegnato a quotidiani e siti d'informazione degli Stati Uniti: per la prossima edizione accetterà soltanto domande di partecipazione in formato digitale. Ma il cambiamento è visibile su scala globale. A partire dalla primavera araba.

Dopo le proteste in Egitto l'inviato del New York Times, Nicholas Kristof, è arrivato al Cairo e ha raccontato in diretta gli eventi su Facebook e twitter: in brevi messaggi ha ricostruito l'atmosfera di un città nel caos e le attese di chi era in strada. Sono 1,1 milioni gli utenti che seguono i suoi aggiornamenti su twitter. È un mutamento in corso che non riguarda soltanto gli Stati Uniti: l'emittente araba Al Jazeera è stata in prima linea per raccogliere testimonianze sul campo con le reti sociali online. Oppure, a dimostrare le conseguenze dell'uso dei social network è stato Andy Carvin, giornalista della radio Npr. Attraverso twitter ha seguito gli avvenimenti in Nord Africa: dalla sua scrivania leggeva le segnalazioni inviate anche da chi era sul campo attraverso i social network.

Non si è limitato a fare da ponte: ha sottolineato dubbi sulle notizie e ha chiesto ulteriori informazioni alle fonti. Nel tempo è diventato un punto di riferimento. Finché durante le proteste in Libia ha partecipato alla marcia verso il centro di Tripoli. A cambiare il passo dell'informazione locale negli Stati Uniti ha contribuito anche il movimento di Occupy Wall Street, abile nella comunicazione in diretta attraverso un ampio ventaglio di mezzi: webtv, social network, siti web, blog. E i reporter non hanno perso tempo: giornalisti degli Usa e di altre nazioni hanno esplorato giorno dopo giorno gli accampamenti per raccogliere le testimonianze sul campo. È un passaggio complesso: le principali testate giornalistiche e le agenzie di stampa hanno elaborato linee guida per i reporter da seguire nell'uso dei social media. Che sottolineano soprattutto la necessità di controllare l'attendibilità delle informazioni che circolano su internet.

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