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Questo articolo è stato pubblicato il 01 dicembre 2011 alle ore 13:45.

Dalla seconda edizione del Norton Online Family Report, nato per analizzare il comportamento online degli adolescenti fra gli 8 e i 17 anni e il ruolo di genitori e insegnanti in materia, emergono interessanti spunti di riflessione per inquadrare il tema, sempre più di attualità, della sicurezza informatica abbinata all'uso delle nuove tecnologie digitali.
Tema che ha per protagonisti i cosiddetti nativi digitali, e cioè coloro che sono nati e cresciuti in mezzo a dispositivi elettronici di vario genere e grazie a questi sviluppato capacità comunicative legate alla tecnologia molto spiccate. Per arrivare a cambiare abitudini e luoghi comuni fino a ieri inamovibili o quasi, vedi – e l'esempio porta la firma di Paolo Ferri, docente all'Università Milano Bicocca – il rapporto fra i 18enni e la televisione: gli studenti (da un'indagine a campione effettuata dall'ateneo) stanno circa tre ore la settimana davanti alla tv e oltre 20 ore collegati alla Rete.
Sotto la lente di ingrandimento della società di ricerca StrategyOne, cui Symantec ha commissionato lo studio, sono invece finiti (da febbraio a marzo 2011 e in 24 Paesi, Italia compresa) circa 20mila individui, di cui 4.500 minori e poco meno di 2.400 docenti di studenti di scuole elementari, medie e superiori. Un campione quindi rappresentativo che ha rivelato fenomeni anche sorprendenti.
Per esempio il fatto che il "cyberbaiting" è un fenomeno sempre più diffuso e interessa (personalmente in qualità di vittime o per conoscenza diretta di chi lo ha subito) il 21% degli insegnati censiti e il 17% di quelli italiani. Cosa sia questa evoluta forma di utilizzo improprio della Rete è presto detto: gli studenti provocano ad arte i loro insegnanti, ne filmano le reazioni esasperate con il cellulare e poi i video finiscono su YouTube o sulle pagine dei social network. E c'è un paradosso che ingigantisce la portata della questione: il 31% degli insegnanti (italiani) è "amico" degli studenti su Facebook o all'interno di simili Web community, mentre solo il 34% (nel complesso) afferma che nella loro scuola vige un codice di condotta che stabilisce le regole di comunicazione tra insegnanti e studenti attraverso i social media.
Altro scenario che molto ha stupito (in negativo) anche i responsabili della sussidiaria consumer di Symantec è quello dell'uso eccessivamente "disinibito", da parte dei ragazzi oggetto di studio, della carta di credito dei genitori. Il 33% se ne serve per fare shopping online (gli oggetti di acquisto principali sono musica, videogiochi e biglietti per eventi), il 24% talvolta lo fa senza che i genitori ne siano al corrente e il 30% dei genitori che cedono ai figli la propria carta di credito/debito ammette che in alcuni casi questa è stata utilizzata senza permesso
Poi c'è l'aspetto, sicuramente quello più preoccupante, legato ai rischi legati all'essere online e al relazionarsi nella Rete. Su scala globale il 62% dei ragazzi intervistati afferma di avere avuto un'esperienza negativa online (dal phishing dei dati personali alle molestie a sfondo sessuale) e il dato per l'Italia è pari al 59%. Per quasi quattro giovani italiani su 10 (il 36% per la precisione) l'esperienza però è stata molto negativa ed inerente materiale fotografico inappropriato ricevuto da estranei, attacchi di bullismo o di criminalità informatica. Ad aggiungere ulteriore gravità al problema il dato secondo cui l'89% dei genitori i cui figli hanno subito attacchi di criminalità informatica li hanno subiti a loro volta, ed è un dato molto peggiore rispetto alla media del 68% che riguarda in generale gli adulti italiani
La ricerca conferma inoltre un'altra nota tendenza, che mette sotto accusa i social network: i ragazzi attivi su Facebook e simili sono più esposti a contenuti o situazioni che potrebbero risultare difficili da gestire e nel dettaglio al 78% di coloro che hanno profili di social network capita di trovarsi in situazioni spiacevoli online. Per contro tale possibilità interessa solo il 38% di coloro che non utilizzano queste piattaforme.
C'è comunque anche un rovescio positivo della medaglia e si concretizza nel fatto che l'osservanza di regole chiare per un comportamento corretto su internet può contribuire in misura significativa a evitare esperienze negative online. Stando al Family Report, il 51% dei genitori italiani ha fissato regole sulla quantità di tempo che i figli possono trascorrere online, il 37% ha limitato la navigazione ai siti web sicuri e il 30% ha installato soluzioni di parental control sul pc di casa. A questi dati ne fanno eco altri, sempre in accezione positiva: solo l'1% di papà e mamme hanno ammesso di non sapere cosa fanno online i propri figli (la media mondiale è del 6%) mentre sono solo il 48% i ragazzi che, osservando le regole, hanno avuto esperienze negative online, mentre la percentuale aumenta esponenzialmente all'83% tra coloro che non le rispettano (un ragazzo su 10 ammette di aver visitato siti riservati a un pubblico adulto).
In tema di paradossi c'è infine da segnalare anche come il 50% dei genitori italiani dichiara di educare i figli alla sicurezza online mentre un terzo (36%) controlla segretamente le abitudini o la cronologia dei siti da loro visitati e un quarto osserva l'uso dei social network a loro insaputa. Come dire: fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.
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