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Questo articolo è stato pubblicato il 11 febbraio 2012 alle ore 21:06.

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Finora sono arrivate 40 proposte sul tavolo di Apps4Italy: è un concorso aperto per progettare applicazioni software capaci di valorizzare anche gli open data. Sono i dati "aperti" al riutilizzo da parte della pubblica amministrazione, di aziende e cittadini. L'impegno del governo verso le misure di Agenda digitale ha portato a posticipare la scadenza fino al 30 aprile per accettare domande di partecipazione. Apps4Italy è una sorta di termometro in grado di valutare l'interesse nei confronti degli open data sul territorio.

Dove alcune idee sono già diventate da tempo prodotti accessibili dai cellulari. Ad esempio MuoviMi e Bus Torino segnalano in diretta quando arriverà un autobus: le indicazioni vengono visualizzate sui display, come una sorta di messaggio personalizzato. A progettarle sono stati sviluppatori software indipendenti. Utilizzano le banche dati rese disponibili dalle aziende dei trasporti locali. Sono i primi passi. Siamo ancora lontani dalla piattaforma digitale di New York. Ma le iniziative in Italia si moltiplicano, a partire dagli enti locali.

Comunas è una rete di Comuni sardi riuniti per la sperimentazione di un sistema informativo integrato: ha pubblicato su internet elenchi di informazioni utili, come gli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec). All'avanguardia nella distribuzione dei dati geografici è la Regione Sardegna con il suo Geoportale: abilita il download gratuito e mostra anche una mappa con immagini storiche (ortofoto). Le Regioni Lombardia e Veneto sono in fila per varare spazi online dove rendere accessibili le informazioni. A precederle sono state Piemonte ed Emilia-Romagna.
Il punto di raccolta nazionale per i dati della pubblica amministrazione è il portale Dati.gov.it. Gli ostacoli, però, non sono pochi.

«Esiste un problema culturale e organizzativo: gli open data sono una dimensione di un nuovo rapporto con il pubblico e un'interpretazione dei bisogni di maggiore trasparenza», ricorda Gianni Dominici, direttore di Forum Pa. È lunga la lista dei ritardi nella condivisione in formato open dei dati: la mappa pubblicata la scorsa settimana da Dati.gov.it segnala, ad esempio, che Inps e Istat hanno ancora un basso livello di riuso delle informazioni. Camera dei deputati e Cnr, invece, raggiungono il massimo dei voti. A rallentare la marcia sono inoltre barriere tecnologiche. «Bisogna affrontare problemi tecnici strutturali di risorse in condizioni disastrose e occorrono linee guida per formati di metadati comuni», aggiunge Domenici. Forum Pa ha appena varato una gara con un premio di 10mila dollari per progettare in crowdsourcing la sua campagna di comunicazione in vista dell'appuntamento di maggio su open government.

Startup. Trasparenza per i cittadini. Accessibilità delle informazioni. Gli open data sono anche un volano per le smart communities previste fra i punti prioritari dell'Agenda digitale italiana (in via di definizione con la cabina di regia i cui lavori sono iniziati nei giorni scorsi). Come Decoro Urbano, uno spazio dove le persone possono segnalare disagi e danni al territorio su una mappa con dati open, in modo simile una piazza che permette di vedere dall'alto le denunce civiche locali, fino al dettaglio della strada. I dati sono una sorgente per rappresentazioni grafiche. All'estero la Banca mondiale e alcuni portali nazionali, ad esempio negli Stati Uniti Data.gov, sostengono lo sviluppo di applicazioni, mappe e grafici ricostruiti a partire dalle informazioni sulle loro piattaforme. Diventa un'occasione per designer e cooperanti allo sviluppo, giornalisti ed economisti. «Gli open data sono un fenomeno positivo, ma non sempre visualizzazioni e applicazioni li rendono fruibili e il cittadino rischia di non vederli», osserva Paolo Ciuccarelli, direttore del Density design research lab del Politecnico di Milano.

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