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Questo articolo è stato pubblicato il 14 febbraio 2012 alle ore 19:25.

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Il lavoro sempre in tasca è uno degli slogan che accompagnano la sempre maggiore diffusione di smartphone e tablet in azienda. Gartner, qualche anno fa, teorizzava a ragion veduta sugli impatti del fenomeno della consumerizzazione dell'It; oggi l'acromino Byod ("bring your own device", porta con te il tuo dispositivo) impazza un po' sulla bocca di tutti, vendor di tecnologia naturalmente in primis.

Il fenomeno, comunque, ha preso piede per davvero e lo dimostrano le tante indagini effettuate in materia. Una di queste, realizzata da Wakefield Research per conto di Avanade, dice per esempio che nell'88% delle circa 600 aziende campionate in 17 Paesi i dipendenti utilizzano sul posto di lavoro i propri dispositivi tecnologici. E non solo per controllare le email o per accedere ai social network: dallo smartphone e dal notebook personale si accede anche alle applicazioni aziendali e in particolare il Crm (riguarda il 45% dei casi), software per il monitoraggio delle spese e sistemi Erp. E crescendo la dimensione di tale fenomeno non può che aumentare, almeno sulla carta, anche la propensione alla spesa della aziende per la gestione fenomeno del "Byod". La ricerca di cui sopra, in tal senso, parla di una quota del 25% del budget It complessivo, percentuale che in Italia sale al 28%.

Secondo Riccardo Ardemagni, amministratore delegato di Siemens Enterprise Communications, la consumerizzazione è un fenomeno "che non si può più fermare e che sta stravolgendo il modo di utilizzare i device e di conseguenza le policy aziendali " ma va anche letto secondo parametri ben definiti. "Nelle grandi organizzazioni – ha spiegato al Sole24ore.com il manager – non è consentito che le applicazioni cosiddette mission critical viaggino sugli smartphone personali. Solo alcune selezionate tipologie di utenti sono dotate di terminali, forniti dalla stessa azienda, che permettono di operare sui sistemi di Crm nella cloud, di videoconferenza o di comunicazione unificata". In altre parole, lo strumento consumer è dell'azienda e dall'azienda viene gestito per ciò che concerne profili d'uso, livelli di sicurezza, accessi e via dicendo. In Siemens tutti i telefoni dei venditori sono smartphone e smart sono gli apparecchi in dotazione al 50% della forza lavoro della divisione Enterprise Communications,

Un grande cambiamento è comunque in atto e secondo Ardemagni interessa soprattutto i Cio e i responsabili It aziendali. Sono queste figure infatti che "devono organizzare la gestione dei device che si collegano alla Rete ovunque e in totale mobilità". E i vantaggi della consumerizzazione dove si concretizzano? Sono di natura operativa e funzionale, e risiedono per esempio – l'Ad di Siemens cita in tal senso un'esperienza personale, "nella possibilità di effettuare videoconferenze mentre si viaggia sul Frecciarossa collegati a Internet in banda larga".
Sbagliato, però, pensare che i benefici legati all'adozione della consumerizzazione siano frutto di un semplice processo di on/off. "Va organizzato – dice Ardemagni – seguendo le linee guida dettate anche dalle altre figure del management, e cioè finanza, marketing e direzione generale Dentro le imprese oggi si accetta la consuetudine che gli addetti utilizzino i propri device per operare in modo autorizzato con le risorse informative aziendali e man mano questi verranno dotati di terminali di nuova generazione forniti dall'azienda stessa. Dove cade la scelta fra smartphone e tablet? Non c'è ancora per le tavolette la spinta che si registra sui telefonini intelligenti".

C'è un ultimo aspetto da mettere a fuoco per capire come sta prendendo forza l'onda lunga della consumerizzazione. Ed è di tipo culturale. "Gli utenti - chiude Ardemagni - non sono più disposti ad accettare procedure complesse e farraginose nelle proprie attività lavorative è ormai pienamente acquisita e vogliono avere nel mondo lavorativo le stesse implementazioni di cui usufruiscono nel privato. E questa tendenza sarà ancora più marcata negli anni a venire per il semplice fatto che l'impatto delle nuove generazioni in campo tecnologico è molto più significativo che non in altri aspetti della società".

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