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Questo articolo è stato pubblicato il 09 marzo 2012 alle ore 09:20.

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Il prototipo industriale di KiteGen ha finalmente preso il volo. L'idea di ricavare energia sfruttando il vento in alta quota con grandi aquiloni che si librano nel cielo è oggi un po' più vicina alla realtà. Nel cielo della campagna astigiana le prove non si sono mai interrotte, ma anche se nessuno nei dintorni se n'è accorto, nei voli realizzati durante le ultime settimane c'è una sostanziale differenza: quello che viene sperimentato non è più il modello dimostrativo dell'impianto, bensì un modello che può entrare davvero in esercizio e funzionare come centrale per la produzione di energia elettrica. KiteSteering-1 è servito per essere sicuri che l'idea avesse senso, per dimostrare che quello che gli ideatori avevano in mente fosse possibile. Il suo erede, KiteGen-Stem, serve per fare sul serio e immettere in rete3 MW di potenza per il massimo numero di ore possibili, potenzialmente anche 8.000 ore all'anno, che significa il 90% dei giorni, 24 ore su 24.

Il meccanismo di funzionamento di KiteGen è semplice, almeno in apparenza. Una grande ala come quella di un aquilone o di un parapendio viene sollevata nel cielo, ancorata a terra con due robustissimi cavi, fino ad un'altezza di almeno 800 metri. Quando l'ala si allontana da terra, lo srotolamento dei cavi fa ruotare i cilindri su cui sono avvolti e che funzionano come enormi dinamo che producono elettricità. Quando l'ala arriva alla sua massima altezza, regolando i cavi viene spostata nella posizione "a bandiera" e riportata verso il basso, fino a circa 300 metri. A quel punto la vela viene fatta gonfiare e sollevare di nuovo, per dare inizio a un altro ciclo di carica. E così via. Ininterrottamente. Per ore, per giorni, magari per interi mesi senza mai toccare di nuovo terra.

Perché il segreto di questo progetto (che per la verità non è più l'unico a cercare la strada di raccogliere le correnti d'aria a grande altezza sta nel fatto che in quota c'è molto più vento che a terra o a un centinaio di metri di altezza, dove lavorano i generatori eolici tradizionali. A 80 metri la ventosità media è stimata in 4,3 metri al secondo, che a 800 metri diventano 7,2 con una potenza specifica che si moltiplica quasi per quattro e una disponibilità annuale che cresce all'incirca nello stesso modo. E più si sale, più la situazione diventa favorevole e più la distribuzione delle correnti diventa uniforme su tutta la Terra. Quindi un impianto come il KiteGen può funzionare quasi sempre, quasi ovunque, producendo molta energia in più per unità di tempo e per molto più tempo rispetto a un generatore a pale agganciato al suolo. Che per produrre la stessa energia deve essere molto più grande.

Ma le cose, ovviamente, non sono così facili. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché la sperimentazione del prodotto da mettere sul mercato sia arrivata solo cinque anni dopo le primissime prove dimostrative realizzate prima in Sardegna con un apparecchio che veniva assemblato direttamente sul posto, poi in Piemonte con il prototipo KS-1. Ci sono voluti lunghi anni di studio e di ricerche, condotte anche in collaborazione con il Politecnico di Torino, per raggiungere i risultati attuali.
Il primo punto fondamentale è il ruolo dell'asta lunga 25 metri da cui partono i cavi che vincolano l'aquilone. Senza quello stelo (Stem, in inglese) il controllo della vela non sarebbe possibile e qualunque variazione improvvisa del vento rischierebbe di mettere in crisi il funzionamento dell'impianto. Perché il vento in quota soffia molto più forte e le variazioni sono notevoli e brusche. Il secondo punto critico, il vero cuore del progetto, sono i sistemi di controllo.

L'avventura della Sequoia Automation, la società creata per realizzare questi impianti, nacque proprio attorno ai sensori per la rilevazione del vento. Da lì cominciò il lavoro di Massimo Ippolito, il primo ad avere l'idea e ancora oggi alla guida dell'azienda. Ma bisogna che i sensori funzionino perfettamente e a grande velocità (oggi mandano 60 segnali al secondo), per dire sempre dove si trovano e quali sono le condizioni attorno a loro. Solo una risposta velocissima del sistema di controllo, infatti, può consentire che si realizzi un altro dei grandi miracoli promessi dal sistema: sfruttare il vento da qualunque direzione provenga. Ci vuole un cervellone automatico capace di valutare ogni diversa situazione e a prova di ogni possibile errore per farcela.

Ora KiteGen è pronto, anche se alla Sequoia continuano a macinare ore di test sono fiduciosi di poter addirittura cominciare a raccogliere gli ordini di chi volesse costruire un impianto di questo tipo. La stima del costo è di un milione di euro per Megawatt di potenza installata. Si possono realizzare singole stazioni, ma anche vere e proprie wind-farm, fattorie eoliche che raccolgano più generatori insieme, programmati in modo da tenere le vele ad altezze e in posizioni diverse sfruttando ancora meglio una porzione di cielo. Dove, ovviamente, dovrebbe essere vietato ogni sorvolo aereo, anche se questo appare davvero l'unico vero vincolo tecnico per la creazione di queste strutture.

Il limite vero, però, potrebbe essere quello dei finanziamenti da attrarre. «Noi siamo stati dei veri pionieri, anche se ormai abbiamo acquisito un robusto bagaglio di competenze», sostiene Ippolito, «e questo sistema può davvero superare i vincoli che limitano le altre forme di energie rinnovabili. Ma c'è bisogno di crederci e di investirci, per farlo crescere come merita».

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