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Questo articolo è stato pubblicato il 11 marzo 2012 alle ore 08:21.

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Qualcosa fisicamente si muove nel nostro cervello: si muovono le sinapsi, creando, eliminando e rimaneggiando continuamente i contatti tra i neuroni; ma ne vengono generati anche di nuovi, e per tutta la vita.
«Di tutti gli organi del nostro corpo, il cervello è sicuramente quello più plastico» spiega il neuroscienziato Giancarlo Comi, presidente della Società italiana di neurologia che anche quest'anno promuove e organizza in Italia la Settimana mondiale del cervello (in programma da domani al 18 marzo), in cui sono previste una serie di iniziative di informazione e sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale. «È noto che, durante lo sviluppo, la formazione delle connessioni cerebrali è particolarmente influenzabile dall'esperienza, tuttavia sappiamo ancora poco di come gli stimoli esterni incidono sullo sviluppo delle connessioni tra i neuroni – continua Comi –. Oggi, però, grazie alle nuove tecnologie si riesce a registrarne l'attività in tempo reale, a vedere insomma il cervello pensare e agire e come risponde a determinati stimoli».
Risonanza magnetica funzionale, analisi dei segnali bioelettrici cerebrali e stimolazione magnetica sono gli strumenti che contribuiscono in modo fondamentale alla lettura del cervello e con cui si può addirittura capire se esistono i corrispondenti neurobiologici dei comportamenti. In pratica, possono chiarire quesiti di natura neuroetica. È il caso dello studio di Massimo Filippi, responsabile dell'Unità di Neuroimaging Quantitativo della Fondazione San Raffaele che con il suo team si è chiesto: persone che hanno un certo tipo di comportamento per scelta, come i vegani e i vegetariani, hanno anche un differente funzionamento cerebrale che corrisponde alla loro visione del mondo? Messi di fronte a scene di violenza verso uomini e animali, vegani, vegetariani e onnivori hanno tutti attivato le aree cerebrali che hanno a che fare con l'empatia e il sistema dei neuroni specchio, ma in maniera diversa. Nel senso che i vegetariani, ma più ancora i vegani, hanno una disattivazione delle risposte di allontanamento e di disgusto verso queste scene, che favorisce una maggiore empatia. A conferma che in funzione della risposta si innesca una diversa architettura funzionale cerebrale. Lo stesso team ha appena sottoposto al vaglio di una rivista internazionale un altro test in cui lo scopo è quello di capire se una maggiore esposizione a uno stimolo, la sua ripetizione, ha un impatto differente sulla modulazione del cervello. I ricercatori hanno quindi mostrato agli stessi tre gruppi scene di animali e uomini che muovevano la bocca per parlare o mangiare. Al termine lo studio suggerisce che un'esposizione a stimoli differenti comporta modifiche anche "interne", prima cerebrali e poi sociali; in seconda battuta che il nostro cervello si modifica anche di fronte a stimoli che arrivano da individui di altre specie (come le scimmie, ma non i maiali). «Penso più al cervello come una tabula rasa che viene progressivamente modulata dalle esperienze – sintetizza Filippi –. Quindi, nel corso della vita, sulla base delle esperienze le connessioni neuronali si possono modificare».

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