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Questo articolo è stato pubblicato il 01 aprile 2012 alle ore 08:20.

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Un flipper, di quelli piccoli, da bambini. Posato su un tavolo. Senza lucine brillanti ma con una pallina piuttosto pesante. E tante leve che la sbatacchiano l'una contro l'altra. E una particolarità: nemmeno una parte in movimento, niente motorini elettrici, solo fili di comando coordinati. «L'abbiamo costruito in laboratorio per dimostrazione – spiega Francesco Butera, responsabile alla Saes Getters dell'area leghe a memoria di forma –. Funziona solo per impulsi elettrici sui fili di nichel-titanio Sma (a memoria di forma) che, contraendosi e rilasciandosi, lanciano la pallina e poi fanno scattare le leve che la fanno rimbalzare in giro». Fili di pochi millimetri di diametro a due stati. A temperatura ambiente sono deformabili come filo di ferro normale. Scaldati poi a una data temperatura tornano istantaneamente a una forma prestabilita con una forza pari al sollevamento di 3 chili per un filo di 30 centimetri e mezzo millimetro di diametro.
Oggi i centri di ricerca, industriali e accademici, stanno lavorando sui fili in Nitenol (nome della lega nichel-titanio) che la Saes Getters produce dal 2006, in prima posizione mondiale. Si va dalle ricerche robotiche della Scuola S. Anna di Pisa su robot a bracci "soft" (che mimano i tentacoli di un polipo) fino a micro-attuatori nelle fotocamere dei telefonini capaci di spostare l'obbiettivo per pochi decimi di millimetro, sia per funzioni autofocus che di stabilizzazione di immagini (St Microelectronics di Catania). Sottosistemi innovativi che andranno in centinaia di milioni di smartphone. Ma anche applicazioni più alla portata delle Pmi italiane. Come l'Mp3 di Padova, specialista in ventilatori e diffusori d'aria che ne ha creato uno, rotondo e a dischi sovrapposti «capace di inviare l'aria, se calda, verso il basso e, se fredda, verso l'alto. Dove può diffondersi nell'ambiente senza danni alle persone – spiega Butera – il tutto con molle a memoria di forma che muovono i dischi». E un'affidabilità per un milione di cicli di movimento.
«Quando, nel 2002, abbiamo cominciato questa diversificazione nelle leghe a memoria di forma – spiega Massimo Della Porta, a.d. del gruppo – questi materiali erano già affermati nel campo medicale, per produrre gli stent, ma non ancora nell'industriale. Ma a noi non bastava. Lavoravamo con il Crf (centro ricerche Fiat) che stimava in oltre centomila le possibili applicazioni del nitenol nelle auto. Per questo acquisimmo la loro tecnologia e per cinque anni sviluppammo una lega e un processo davvero industriali. Poi nel 2008 acquisimmo le capacità di produzione di nitinol della Ssm Usa e poi la Memry per posizionarci nel medicale. Oggi, con il gruppo Alfmeier tedesco abbiamo avviato l'Actuator Solutions, unità specializzata sulle applicazioni auto». E Dalla Porta mostra un piccolo attuatore nero che gonfia e sgonfia i sedili in modo anatomico. Senza parti in movimento. E valvole a molle che, dentro il motore, regolano i flussi di raffreddamento dell'olio. «Oggi sono ancora in piccola serie, ma domani se ne faranno milioni. E la strada per le componenti industriali attive a memoria di forma è davvero solo cominciata».
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