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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2012 alle ore 09:42.

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L'Airbus A330 che ieri s'è levato in volo da Sydney alla volta di Adelaide, ha tracciato una nuova rotta per la Qantas. Ovviamente, la tratta è rimasta la stessa: 1.250 chilometri. Ma la novità è che, a far girare i motori di un normale volo commerciale, c'era una miscela fifty-fifty di carburante per jet e olio da frittura riciclato: una soluzione energetica che la compagnia di bandiera australiana non considera sperimentale, ma strutturale. «Dobbiamo prepararci a un futuro non più basato sui combustibili tradizionali – ha sentenziato Alan Joyce, il Ceo della compagnia di bandiera australiana – oppure, francamente, non avremo un futuro».

In primis, c'è il prezzo del petrolio. «Il mercato ritiene che il prezzo al barile sia destinato a restare sopra i 100 dollari nel medio periodo», ha rimarcato il numero uno di Qantas durante una conferenza stampa all'aeroporto di Sydney. Il carburante è la prima voce di costo, per la compagnia che a febbraio ha annunciato l'esubero di altri 500 dipendenti. Ma c'è anche il prezzo del carbonio. «Dal prossimo luglio – spiega Joyce – Qantas sarà la prima aviolinea al mondo a confrontarsi con passività ambientali in tre giurisdizioni: il nostro senso di urgenza è più che giustificato».

Come tutte le compagnie del mondo, Qantas è chiamata a partecipare alla Direttiva europea sulle emissioni dell'aviazione civile, scattata lo scorso primo gennaio e finita sotto il fuoco di fila della diplomazia internazionale, con in testa Stati Uniti, Cina, India e Russia. Ma certo non l'Australia, dove il primo luglio entra in vigore la legge sulle emissioni-serra fortissimamente voluta dalla premier Julia Gillard. In questo momento, soltanto tre giurisdizioni al mondo hanno una normativa per il controllo delle emissioni che derivano dai combustibili fossili: l'Unione Europea, l'Australia e la Nuova Zelanda, che è l'altro mercato-chiave di Qantas.

Il biocarburante che ha serenamente traghettato i passeggeri fino all'aeroporto di Adelaide, è prodotto da una società olandese, la SkyNrg. Secondo la Qantas, il carburante prodotto con olii vegetali usati dell'industria alimentare ha un «carbon footprint» (ovvero la quantità di CO2 che nasce dall'incontro fra un atomo di carbonio sprigionato dalla combustione con due atomi d'ossigeno nell'aria) del 60% inferiore a quello del jet fuel.

La direttiva richiede a tutte le compagnie che decollano o atterrano sul suolo europeo di compensare parte delle loro emissioni comprando diritti a emettere una tonnellata di CO2 sul mercato Ets. Australia e Nuova Zelanda hanno adottato meccanismi diversi, ma con l'idea di replicare un sistema di mercato simile a quello europeo. Un sistema che cerca – senza il consenso planetario che in questo caso sarebbe necessario – di mettere un prezzo alle emissioni di carbonio.

La Qantas dice di essere al lavoro, insieme ad altre aziende, per sviluppare altri combustibili alternativi adatti all'aviazione, come alghe e rifiuti alimentari. Nel frattempo, l'olio delle patatine vola già ad alta quota.

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