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Questo articolo è stato pubblicato il 28 aprile 2012 alle ore 16:40.

Quando non puoi ancora vederle in azione, non resta che guardare da vicino i soldi. Le innovazioni sono fatte così. Pure Systems, la nuova famiglia dei sistemi esperti integrati di Ibm - annunciata la scorsa settimana - si presenta come la più importante degli ultimi anni (per l'It aziendale). In questi casi, i numeri contano di più delle frasi da comunicato stampa: Pure Systems ha richiesto quattro anni di laboratorio e due miliardi di dollari tra ricerca e sviluppo e acquisizioni. Tra le quali la più importante è Blade Network Technologies, una compagnia specializzata in infrastrutture per data center, pagata circa 400 milioni di dollari (la cifra ufficiale non è stata comunicata). Proprio grazie al contributo di Blade Network Technologies, Big Blue è riuscita a far quadrare il cerchio, ovvero a offrire una «scatola» integrata, anzi un sistema cloud in-a-box, pronto per l'uso, che fornisce un ambiente di cloud privato di base potenzialmente espandibile. L'innovazione è tutta dentro a uno chassis che integra tutti gli elementi dei datacenter: server, storage e risorse di networking. Tutto dentro un'unica macchina altamente automatizzata e semplice da gestire. Più nello specifico, ogni chassis di Pure Systems può essere ripartito in migliaia di macchine virtuali con un risparmio energetico del 43 per cento. Non ultimo, il sistema Pure Systems può essere gestito da un'unica console.
La mossa di Big Blue, che non ha scelto un pacchetto all-inclusive preso da catalogo, ma di riscrivere l'architettura di questi sistemi, vuole dare fastidio a concorrenti come Hp, Cisco Oracle che forniscono soluzioni integrate di server, storage e networking di questo tipo. In particolare, nel mirino l'Unified Communication system di Cisco, l'HP Converged Systems e la famiglia di soluzioni Exa di Oracle. Quest'ultima, ad esempio, è presente sul mercato con pacchetti studiati apposta per specifiche funzioni come database queries e data analytics. L'approccio di Ibm, secondo Forrester, è simile ma puntando su standard aperti lascia aperte più strade. I clienti possono scegliere di integrare piattaforme hardware diverse tra loro (Intel o Power), sistemi operativi e anche storage e networking della concorrenza.
Ma l'innovazione più evidente però è rispetto all'informatica tradizionale. Avere una "scatola" che controlla infrastruttura e applicazioni significa per una impresa in primis risparmiare sostanzialmente molto tempo. Nel mondo tradizionale, progettare una private cloud, o comunque un datacenter, vuol dire selezionare i componenti delle infrastrutture, dimensionarli alle esigenze del business e verificarne le compatibilità. Dopodiché il Cio deve occuparsi dell'ordine di acquisto, integrare, installare e poi testare il sistema. Tutti questi passaggi richiedono tempo. Due terzi dei progetti It aziendali supera il budget pianificato ed è in ritardo sui tempi previsti, secondo un recente studio di Ibm e Idc. Il 70% o più dei budget It è destinato ad attività operative semplici e in manutenzione. Mediamente - sempre secondo Ibm - solo un reparto It su cinque è in grado di dedicare tempo e denaro all'innovazione. E questo resta il vero nodo da sciogliere.
Nello specifico, la soluzione Ibm non è per tutti. I Pure Systems sono sistemi che partono da 100mila dollari e guardano quindi a quella media impresa italiana che ha in pancia ambienti As400 e sente la necessità di semplificare per crescere di scala. Esigenza purtroppo poco avvertita. Il primo trimestre di quest'anno ha registrato una carrellata di segni rossi: Hardware (-8,7% rispetto al primo trimestre 2011), servizi It (-7,6%) e infine dal software (-3,2%). Uniche note positive significative, sostiene Assintel, il cloud computing (+43,8%) e il segmento tablet/smartphone (+12,3%). Segnali che non cambiano la sostanza: dal 2008 l'It ha perso quasi 3 miliardi di euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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