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Questo articolo è stato pubblicato il 17 giugno 2012 alle ore 08:20.
Le città sono oramai il luogo delle opportunità e dei problemi della contemporaneità. Con l'emergere dell'economia dei servizi non sono più solo il luogo del consumo e dell'(auto)governo ma anche della produzione della ricchezza. Ma le città italiane sono diverse...
L'aspetto che forse più le caratterizza è il loro cuore antico, il centro storico e il patrimonio culturale diffuso: è una straordinaria occasione per una forte caratterizzazione identitaria e può (anzi deve) diventare il laboratorio a cielo aperto dove sperimentare le tecnologie e le soluzioni più avanzate. Ma vi sono altri aspetti specifici delle nostre città: l'essere organizzate attorno alle piazze, la forte dimensione turistica, la diffusione della cultura imprenditoriale artigiana e del commercio al dettaglio, una visione tutta nostra del welfare, una cultura dell'alimentazione che è anche in rapporto con la città che deve "appagare".
Ora, le smart cities sono una grande occasione anche per l'Italia. Il tema va però affrontato nel modo giusto. Non una pallida imitazione dei modelli americani che partono da una visione distopica del vivere urbano e danno alle tecnologie digitali un potere quasi magico. Neanche una semplice risposta ai bandi europei per racimolare le sempre più esigue risorse finanziarie pubbliche a disposizione per l'innovazione. Ma piuttosto l'occasione per riflettere a fondo sul futuro delle città, riunendo attorno a tavoli progettuali i principali attori per cogliere a pieno le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie ma in armonia con la storia, le tradizioni e le vocazioni delle nostre città, diverse rispetto alle megalopoli che spuntano come funghi da Oriente a Occidente. Non solo efficienza energetica, dunque, né riduzione dell'inquinamento, controllo della sicurezza o mobilità sostenibile, ma anche valorizzazione dei centri storici, nuove soluzioni di welfare, filiere corte alimentari. Non sarà l'intelligenza delle macchine o l'automazione dei processi che – da sola – salverà le nostre città, ma l'antica sapienza che ha consentito a eroi "mediterranei" come Ulisse di risolvere – grazie alla combinazione della techné con idee ingegnose, senza però mai perdere l'umanità e il senso del limite – problemi quasi al di fuori della portata dell'uomo.
L'importanza del tema smart cities nasce dalla rinata centralità del territorio. Questa visione (ri)mette infatti al centro dell'agenda economica, politica, sociale e culturale la valorizzazione del territorio, assumendolo nella sua multidimensionalità e forzando dunque un nuovo processo di pianificazione delle risorse che ne massimizzi il ritorno. È quindi un problema di scelta e prioritizzazione delle "classi di utenti" su cui focalizzare le principali risorse e di co-progettazione.
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