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Questo articolo è stato pubblicato il 06 luglio 2012 alle ore 08:23.

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Si fa più stringente la disciplina anti-imbrogli per l'energia elettrica venduta come "verde" senza tutte le garanzie dell'effettivo ricorso alle fonti pulite. È partito ieri il nuovo sistema dei Co-fer, che sta per certificati di origine da fonti rinnovabili. Protagoniste dell'operazione sono le due istituzioni pubbliche che governano il mercato dell'energia italiana: il Gme (gestore dei mercati energetici) che manovra la borsa elettrica italiana, e il Gse (gestore dei servizi energetici) chiamato a distribuire tra l'altro gli incentivi alle fonti rinnovabili.

Vale per tutti
Le società di intermediazione e vendita di elettricità non saranno obbligate a far confluire tutte le transazioni nei due gestori, ma tutta la loro elettricità verde, sia quella prodotta in Italia che quella importata, dovrà comunque essere registrata nel nuovo sistema per poter godere delle nuove certificazioni. Va detto che il sistema dei Co-fer non è stato introdotto per arginare un fenomeno di palese imbroglio sull'energia verde, che gli stessi gestori del sistema elettrico non hanno modo né di verificare né tantomeno di quantificare. Sta di fatto che il vecchio impianto dei certificati verdi negoziabili, che finora ha costituito lo strumento fondamentale per dare un po' di trasparenza all'energia prodotta con le rinnovabili, evidentemente non bastava. E il problema non è solo italiano, tant'è che i Co-fer nascono per rispettare una direttiva europea, la 54 del 2003, che impone una disciplina univoca e più stringente a tutti paesi dell'Unione.

Coordinamento tra gestori
Gme e Gse si dividono i compiti sulla base delle loro competenze e del loro impianto operativo. «A tutela - rimarcano i manovratori - del consumatore finale», che per ragioni etico-ambientali o più semplicemente per fare del marchio "energia verde" uno strumento di marketing a sostegno della propria attività economica è disposto a pagare l'energia così certificata fino al 5% in più. Il Gse emette materialmente i certificati dopo un processo di qualifica e di controllo, gestendo direttamente cinque aste annuali all'ingrosso su partite di energia che derivano dal ritiro a titolo gratuito delle quantità generate dagli impianti già incentivati e che quindi non hanno diritto ad altri benefici, ad esempio quelli che godono dei vecchi sussidi Cip6. Partite che vengono piazzate dal Gse principalmente alle grandi società di vendita. Questa parte del mercato si presume che coprirà fino al 30% del totale.

Tutto in borsa
Il grosso le transazioni avverrà comunque con un meccanismo del tutto analogo a quello della normale borsa elettrica gestita dal Gme. I produttori, che comunque potranno continuare a fare contratti bilaterali ma con l'obbligo comunque di registrare le quantità al Gme, conferiranno alla piattaforma della borsa elettrica la loro energia verde già certificata, che sarà poi venduta attraverso il sistema ordinario delle transazioni agli operatori commerciali.

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