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Questo articolo è stato pubblicato il 02 settembre 2012 alle ore 15:55.

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Il 3 agosto scorso su Youtube è nato il primo canale interamente dedicato al giornalismo d'inchiesta, Ifiles. Del progetto avevano iniziato a discutere, poco più di un anno prima, Meghann Farnsworth, responsabile della diffusione e dell'impegno online del Center for Investigative Reporting (Cir) di Berkeley-California, e David Gherein, dirigente di Youtube incaricato di sviluppare la strategia con cui caratterizzarsi sempre più come fonte di informazione. Youtube ha presentato il progetto alla Knight Foundation, che ha donato gli 800mila dollari necessari a coprire i costi dei primi diciotto mesi di attività coordinata dal Cir.

Sul canale si intrecciano gli sforzi investigativi di vari partner, televisivi e non, tra cui l'americana Abc, l'inglese Bbc, Al Jazeera English e la piattaforma di giornalismo partecipativo ProPublica. Molto spazio è dato anche all'Investigative News Network: un gruppo di sessanta organizzazioni no-profit che concentrano le loro energie nel produrre e sostenere il giornalismo di inchiesta. Gavin MacFadyer, direttore del Center for Investigative Journalism (Tcij) di Londra, spiega cosa si può catalogare in questa branca della professione e cosa unisce queste no-profit, di cui c'è abbondanza negli Stati Uniti e solo qualche traccia in Europa: «Il 70% di quello che viene pubblicato nei media inglesi proviene dagli uffici di comunicazione e dalle dichiarazioni ufficiali. L'inchiesta è tutta un'altra cosa, richiede un lungo e meticoloso lavoro di indagine e per realizzare un progetto completo c'è bisogno di soldi e produttori.

I centri per il giornalismo investigativo sono organizzazioni strutturate in modo da incoraggiare il dubbio, la curiosità, la voglia di raccontare la versione "non ufficiale". Oppure fanno formazione, cosa rara nei media tradizionali».
Il coordinamento editoriale di Ifiles è curato dal Cir a Berkeley. Lo staff è composto da quattro persone: due produttori, un produttore web e un responsabile dei social media. Programmano la piattaforma open source Drupal che costituisce il database. Alcuni video vengono pescati direttamente dai canali dei partner, altri vengono caricati con l'account ifilestv. I contenuti sono principalmente di due tipi: playlist tematiche e video di primo piano. Della prima categoria fanno parte, per esempio, il ciclo di approfondimenti dalla Siria della Bbc o Why Files, video di grafica e animazione che approfondiscono in maniera divulgativa alcuni temi. Il più popolare è «The hidden costs of hamburger» (oltre 135mila visualizzazioni), sull'impatto economico della produzione e del consumo di carne nella società americana.

I video di approfondimento vengono selezionati dalla produzione dei partner. Dati analitici sui risultati ottenuti dal canale nel primo mese di vita sono difficili da estrapolare in maniera aggregata, poiché non tutto il materiale viene pubblicato direttamente attraverso l'account Ifiles. Ma Sharon Tiller, produttrice esecutiva, offre un modo per interpretare alcune informazioni: «Abbiamo messo in grande evidenza il pulsante per iscriversi al canale, in modo da poterne monitorare il più possibile l'andamento. Nelle prime 24 ore si sono iscritte 726 persone e abbiamo avuto 6.386 visualizzazioni dei nostri video. Tre settimane dopo le sottoscrizioni erano 2.589 e i video erano stati visti 122mila volte». Da allora i numeri continuano a crescere in maniera esponenziale. Il dato più interessante è quello della «frequenza di rimbalzo». «Le percentuali sono incoraggianti – dice Tiller –. I video che carichiamo non superano quasi mai i 12 minuti. Ma sia nel caso dei filmati brevi che di quelli lunghi, il 50% del pubblico arriva fino ai titoli di coda».

Una buona permanenza su un contenuto è una caratteristica fondamentale per un progetto che ha l'obiettivo di sostenersi con la pubblicità e di attrarre investimenti. «Al momento siamo in trattativa con diversi potenziali investitori – aggiunge Tiller – che sono interessati a pagare anche un milione di dollari ciascuno per un periodo di tre mesi di visibilità in homepage. Stiamo introducendo un nuovo modello economico per il giornalismo investigativo». Con i primi ricavi lo staff di Ifiles spera di poter pagare giornalisti indipendenti per realizzare delle inchieste in esclusiva e per allargare il canale oltre i confini delle emittenti più famose. Ma le possibili e probabili entrate finanziarie sono una buona notizia anche per i canali partner: l'accordo che hanno con il Center for Investigative Journalism e con Youtube permette loro di ricevere fino al 50% delle entrate derivanti dalla pubblicità, nella misura in cui i loro prodotti contribuiscono al numero di accessi. Se il vero problema del giornalismo investigativo sono i finanziamenti, quella di Ifiles potrebbe diventare una risorsa importante anche per le grosse emittenti. Ma soprattutto per il giornalismo indipendente.

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