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Questo articolo è stato pubblicato il 16 settembre 2012 alle ore 15:41.

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Il videogioco sale al rango di opera d'arte. E diventa protagonista al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. E la mostra, che è dedicata al colosso videoludico targato Ubisoft, Assassin's Creed. Art (R)Evolution, significa tante cose diverse. Anzitutto un primato: un videogioco entra per la prima volta in un museo italiano. Anzi, in due (dal 2 ottobre sarà coinvolto anche lo spazio Wow).

Ci entra come opera a sé, celebrata nella sua essenza unica, distintiva e matura. Ma pure con la sua peculiare appartenenza a un presente in cui tutto, a partire dagli artefatti culturali, trova valore aggiunto nella propria dimensione connettiva, nella capacità di esprimere un sistema più ampio. Proprio questo aspetto rivela il secondo senso di una mostra che è il coronamento di un percorso.

Non solo o non tanto perché Milano è il traguardo di un itinerario espositivo che ha già attraversato le città italiane presenti nel gioco, Firenze, Roma e Venezia, quanto perché Assassin's Creed. Art (R)Evolution è nell'intenzione dei suoi curatori, Debora Ferrari e Luca Traini, il prosieguo ideale di Neoludica. Art Is a Game, l'evento che indagò sulla legittimità artistica del computer game alla 54esima Biennale.
Ed ecco scoperto il terzo significato della mostra: pur non prescindendo da ragioni commerciali – il gioco ha venduto nel mondo 30 milioni di copie, «ma può l'arte dirsi separata dai suoi mecenati?» chiedono Ferrari e Traini –, Assassin's Creed. Art (R)Evolution scompone il medium digitale nei suoi elementi costitutivi, esibisce il suo "farsi" e dà una fisicità alle sue intuizioni visive, ai "dipinti", agli artwork che lo compongono trasferendone la file art, con intento filologico, su legno, tela, crystal o skybond.

Le opere di un artista come Ludovic Ribardière, tratte dal gioco, o quelle realizzate ad hoc di Samuele Arcangioli o E-dward Paul Quist, che della serie espandono e integrano i confini, permettono così allo spettatore «un tempo di osservazione immersivo come il gioco, ma non dinamico, per osservarne con la durata necessaria tutte le sfumature»: nel caso di Assas-sin's Creed un caleidoscopio di epoche, discipline e rimandi, fra il Rinascimento italiano e la rivoluzione americana, la storia dell'arte e l'universo sintetico.

La mostra tuttavia non tenta di dedurre la levatura di quel caleidoscopio dalla legittimità dei sui componenti – sarebbe come nobilitare il cinema attraverso il teatro –, ma di rintracciarne lo specifico, la potenzialità (interattiva) proprio fra quelli nascosta. Ecco perché durante il periodo di allestimento (fino all'11 novembre) sono previsti workshop di gioco e conferenze a tema con personalità provenienti dal mondo accademico e artistico, espressioni di una mutata sensibilità nei confronti della game culture. Il significato più profondo dell'evento milanese è allora qui: se è sempre più importante strutturare un approccio interpretativo appropriato a un secolo in cui arte e tecnologia saranno viepiù inscindibili, Art (R)Evolution ripropone la questione dell'artisticità del computer game sull'agenda di oggi. Le risposte riguarderanno il domani.

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