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Questo articolo è stato pubblicato il 30 settembre 2012 alle ore 15:34.

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«Internet non ha cambiato il sapore del vino o il modo in cui si amano le persone, ma di certo ha mutato il modo in cui il vino si vende e la gente manifesta i propri sentimenti. Una trasformazione enorme, che si applica nello stesso modo alla musica e all'arte in generale». Ryuichi Sakamoto, musicista di fama mondiale vincitore di un Oscar, parla a voce bassa mentre misura le parole, le calca. E quando parla di rete, social network, musica e digitale, mostra la stessa concentrata passione con cui suona la sua musica, figlia della ricerca costante e metodica di nuove sonorità. «Quando ero uno studente – racconta in proposito – passavo ore nei negozi per cercare musica sempre diversa cui ispirarmi. Ora vado su Youtube e quasi il 90% delle mie ricerche ha successo anche se il modo migliore per trovare nuovi suoni è ancora uscire per strada con un registratore». Resta il fatto che l'avvento di internet ha cambiato tutto anche nel mondo di Sakamoto, persino il modo in cui egli trae ispirazione: «Attraverso Facebook ricevo molti spunti e ispirazioni dai miei amici. Il rovescio della medaglia – conclude ridendo – è che tutti questi stimoli sono anche una grossa distrazione, quindi spesso devo spegnere il computer se voglio continuare a comporre».

Quando poi la questione si sposta sul rapporto con il mondo vissuto attraverso i social, Sakamoto appare più prudente. Presente in maniera ufficiale su moltissimi network, il maestro confessa di tenere separata la sua interazione personale da quella "istituzionale" e di non gradire troppo Twitter, dove le conversazioni scorrono troppo veloci e spesso diventano confronti aspri «ed emotivamente molto impegnativi». Specie quando Sakamoto esprime le sue decise posizioni anti-nucleare. Meglio Facebook, allora. «All'inizio non comprendevo la differenza tra i due social network, poi ho capito che Facebook è condivisione di informazioni più personali e private con gli amici, mentre Twitter è soprattutto broadcasting. E preferisco il primo».

La rete ha cambiato radicalmente il mercato della musica, prima squassandolo con la pirateria, poi rinnovandolo con nuovi modelli di distribuzione e vendita. Per Ryuichi Sakamoto, oggi più che mai il centro di gravità è l'artista, che «deve poter decidere e disporre del proprio lavoro e di come diffonderlo». E ogni pezzo d'arte è differente: «C'è quello che nasce per essere gratuito e aperto alla contaminazione e al remix. E quello che invece merita di essere completamente protetto. In ogni caso è l'artista che deve decidere e non "terze parti", e può farlo ricorrendo ai creative commons», le licenze nate in alternativa ai copyright per chi vuole condividere le proprie opere. Una visione moderna e aperta del rapporto tra l'autore e le sue creazioni, che però non piace troppo alle major. «Loro vogliono riavvolgere la storia», è il commento ironico dell'artista, che poi liquida così le resistenze dell'industria discografica: «Per cento anni chi controllava la produzione dei supporti musicali ha detenuto il potere nel settore. Era il ventesimo secolo, ed ora ce lo stiamo finalmente lasciando alle spalle». Già, perché oggi chiunque può avere una chance, pubblicare online la propria musica ed emergere disintermediando i vecchi poteri forti del settore. «E questa è una gran cosa», commenta Sakamoto.

Un mondo nuovo, dove strumenti e piattaforme online consentono anche proficue collaborazioni a distanza, come quella che Sakamoto ha avviato con l'artista italiano Giuseppe La Spada. «Ci siamo conosciuti sei anni fa – racconta quest'ultimo – e da allora siamo rimasti in contatto via internet fino a quando abbiamo deciso di avviare insieme il progetto Skizen No Koe». L'installazione artistica, il cui nome italiano è "la voce della natura", sarà in mostra a Roma nell'ambito di Digital Life 2012 - Human Connections, rassegna dedicata alle connessioni fra arte e tecnologia ideata dalla Fondazione Romaeuropa in partnership con Telecom Italia, Regione Lazio e Filas. L'opera impiega immagini e suoni per rappresentare l'armonia millenaria della terra, e consentirà al pubblico di interagire tramite computer sconvolgendo con un gesto quella stessa armonia, «metafora del gesto umano che interferisce con la natura generando disastri».

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