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Questo articolo è stato pubblicato il 25 novembre 2012 alle ore 14:50.

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«Una scoperta che andrà nei libri di storia!». Quale sia però non si sa, certamente si tratta di qualcosa trovato dalla sonda Nasa Curiosity su Marte, questo è tutto, e bisognerà aspettare fino al 3 dicembre, al convegno della Società geofisica americana, per capire di cosa si tratta. Bocche cucite infatti: stiamo ricevendo altri dati e occorre confermare il risultato.

Dopo la frase che abbiamo riportato, pronunciata in un'intervista mercoledì scorso da John Grotzinger si sono scatenate ipotesi di ogni tipo, anche perché lui è la fonte più affidabile che si possa richiedere, si tratta infatti del responsabile della ricerca scientifica effettuata sul Pianeta rosso dal rover marziano. Curiosity, 900 chili al decollo, 2.6 miliardi di dollari il costo, 10 strumenti scientifici a bordo, è da più di 100 giorni in attività sul pianeta rosso, nel grande cratere Gale, uno dei luoghi migliori secondo gli scienziati per studiare il pianeta e capire se vi sia mai stata la vita da quelle parti.

Ovviamente la speranza è proprio questa: che siano trovate tracce di vita, vecchia o odierna, su Marte con lo strumento di cui Grotzinger parla, Sam una sorta di laboratorio chimico fisico efficiente e miniaturizzato composto da un laser e due strumenti veri e propri di misura. Molti sono scettici: per quanto si tratti dei migliori strumenti mai prodotti e portati su Marte, non sono pensati per trovare molecole organiche complesse, quelle alla base della vita dal batterio all'elefante.

C'è alla base un equivoco, infatti, che spesso si ritrova anche nei media. Le molecole organiche sono composte di atomi di carbonio e Idrogeno, se si vuole sono un prerequisito indispensabile per la vita, ma sono tremendamente più semplici di molecole come quelle che portiamo a spasso nelle nostre cellule, gli aminoacidi ad esempio. Molecole organiche semplici sono presenti dappertutto nell'Universo, sono state trovate nelle situazioni più disparate, dalle atmosfere esterne delle stelle alle nubi di gas e polveri interstellare.

Con questo ovviamente non si vuole sminuire l'eventuale scoperta, anzi, sarebbe quantomeno eccezionale trovare questi "mattoni" grezzi dato che poi la radiazione solare e i raggi cosmici tendono a distruggere queste molecole molto rapidamente. Pare quindi molto saggio l'atteggiamento super prudente del team di Curiosity, anche perché le prime misure degli strumenti Sam rivelarono nell'atmosfera marziana del metano che non c'era, a causa di un residuo di aria terrestre, della Florida per la precisione, rimasta intrappolata entro lo strumento. Proprio vero che il diavolo sta nei dettagli!

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