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Questo articolo è stato pubblicato il 09 dicembre 2012 alle ore 13:44.

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Un dettaglio dell'home screen di SailfishUn dettaglio dell'home screen di Sailfish

Dopo le mele, gli androidi, le finestre e le more ecco a voi il pesce vela. Sailfish, questo il vero nome, si prepara a nuotare nel grande oceano delle comunicazioni mobili, sferrando – nel suo piccolo – una sfida allo iOs di Apple, all'Android di Google, al Windows Phone 8 di Microsoft e anche al Blackberry Os: Jolla, una startup finlandese, lo lancerà sul mercato l'anno prossimo.

Se a prima vista può sembrare la folle impresa di un solo Davide contro quattro Golia, è bene sapere che Sailfish non nasce dal nulla. È l'erede di MeeGo, sistema operativo frutto di una passata alleanza fra Nokia e Intel, poi abbandonato. Ed è figlio di quattro neo-imprenditori (tre dei quali ex-Nokia) che hanno pensato bene – una volta sicuri che fosse libero da vincoli di proprietà intellettuale – di farlo continuare a vivere. E, se possibile, prosperare.

C'è anche un pezzetto d'Italia, in questa incerta (ma appassionante) sfida planetaria. «Abbiamo cercato di sviluppare un sistema operativo più semplice e più divertente», dice al telefono Stefano Mosconi, chief information officer e uno dei fondatori di Jolla. M anche più attraente per i tecnòfili: «Sailfish offre un vero multitasking», precisa Mosconi. Su iPhone e Android, quando si salta da un'app a un'altra, la prima viene messa in pausa. Su Sailfish, possono girare almeno nove applicazioni in contemporanea. Il che, in qualche modo, ha molto a che fare con la sua seconda peculiarità: l'interfaccia utente.

I programmi aperti in multitasking appaiono sulla pagina principale del telefono sotto forma di rettangoli, non troppo dissimili da quelli del nuovo Windows Phone. Ma la novità è che non si tratta di icone, ma di veri e propri comandi della singola applicazione, operabili con gli ormai consueti gesti delle dita.

«Secondo le nostre stime – spiega Mosconi, nato a Roma 34 anni fa, emigrato in Finlandia nel 2005 – gli utenti di altri sistemi sono costretti a comandare lo smartphone con una sequenza di gesti ancora troppo lunga. Abbiamo cercato di semplificare tutto questo». L'interfaccia include la funzione "Ambient", per personalizzare lo home screen, e la "Effortless interaction", per controllare il device senza guardarlo.

Basterà questo a scavare una nicchia in questo mercato dominato da Apple e Google? Come noto, le piattaforme mobili puntano a dominare l'intero ecosistema digitale (dalle applicazioni ai contenuti), anche come strategia per ancorare più utenti possibili alla propria piattaforma. Se neppure Microsoft e i suoi miliardi di dollari riescono a scalfire il duopolio, come potrebbe mai farlo Jolla? «Perché Sailfish è in grado di fare girare le app di Android in modalità nativa», risponde il chief information officer.
In altre parole, sin dal primo giorno, si potranno scaricare su un telefono Sailfish decine di migliaia di app. Questo non vuol dire che non ci saranno applicazioni su misura per Sailfish. «Gli attuali modelli di app store non ci convincono - commenta Mosconi - e stiamo pensando ad altre soluzioni. Ma è ancora presto per parlarne».

Il modello di business è molteplice. «Jolla produrrà un suo smartphone, ne realizzerà altri in partnership e darà in licenza Sailfish a chiunque voglia applicarlo a un nuovo prodotto». In prospettiva anche a tablet, computer, Gps, televisori, automobili, videocamere e via dicendo. Ma intanto, si comincia con i telefoni: la D.Phone, catena cinese della telefonia con 2.100 punti vendita nella Repubblica Popolare, lancerà l'estate prossima i primi modelli con il Sailfish Os a bordo.

«Il sistema operativo è nato come progetto open source e tale resterà», sottolinea Mosconi. Esiste già una Sailfish Alliance per sviluppare, migliorare e personalizzare il prodotto finale. Il che non vuol dire non incassare soldi dalle licenze. Jolla ha già chiesto il brevetto sulla nuova interfaccia-utente, ma Sailfish (grazie all'eredità di MeeGo) ha un'ultima specialità: è libero dalle dispute sulla proprietà intellettuale che rappresentano una piaga per le altre piattaforme mobili. Il che può suonare come una dolce nota, per i produttori di telefoni, tablet e quant'altro.

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