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Questo articolo è stato pubblicato il 13 gennaio 2013 alle ore 17:03.

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Nello spazio la crisi non è arrivata. Nel corso del prossimo decennio saranno lanciati 300 nuovi satelliti di meteorologia e osservazione terrestre, il doppio rispetto allo scorso decennio, in base al rapporto di Euroconsult. Ma non saranno uguali a quelli che conosciamo. Saranno, in gran parte, molto più piccoli e maneggevoli.
Si parla già di micro-satelliti, non più grandi di un frigorifero e non più pesanti di 50-80 chili, con le conseguenti riduzioni di costo, che aprono la strada alle missioni commerciali.

I primi micro-satelliti, finalizzati alla ricerca meteorologica, saranno lanciati nello spazio fra qualche mese, nell'ambito della missione Cicero (Community initiative for cellular earth remote observation), generata da un'inedita partnership fra università americane e industria privata. Le ondate sempre più gravi di siccità e di alluvioni causate dai cambiamenti climatici o i disastri naturali tipo l'uragano Sandy, infatti, stanno scatenando una crescente richiesta di dati meteorologici da analizzare, per prevedere con maggiore precisione dove e quando si abbatterà il prossimo disastro. Il conto delle catastrofi naturali che hanno colpito il pianeta è arrivato a 160 miliardi di dollari nel 2012 e tende a crescere.

Le compagnie assicurative impegnate sul fronte della modellistica per quantificare i rischi del meteo e gli scienziati alla ricerca di prove definitive dell'effetto serra sono impazienti di alimentare i loro schemi con dati certi e sempre più dettagliati.
GeoOptics, la casa madre di Cicero, è stata fondata da Tom Yunck proprio in funzione di questa domanda crescente, che le agenzie spaziali pubbliche non riescono a soddisfare. Yunck, scienziato del Jet Propulsion Lab della Nasa, ha fra i suoi sponsor diverse università americane e tre aziende leader nei sistemi di geolocalizzazione e conta di lanciare a metà 2013 il primo dei suoi 24 satelliti, con l'obiettivo di completare la costellazione nel giro di 18 mesi.

«Questi satelliti apriranno un capitolo nuovo nell'analisi meteorologica, con cui potremo chiarire molti aspetti oscuri del riscaldamento del clima», spiega Rick Anthes, presidente emerito dell'University Corporation for Atmospheric Research, il consorzio di 75 università americane che gestisce il principale laboratorio di ricerche atmosferiche a Boulder, in Colorado, e supporta Cicero. I dati saranno rilevati dalla società e poi venduti alle varie compagnie di assicurazione, alle università e ai centri di ricerca pubblici, garantendone l'accesso ai ricercatori, come avviene già oggi.
Cicero potrebbe dimostrare che l'iniziativa privata è in grado di rivoluzionare la raccolta dei dati meteorologici. Oppure potrebbe fallire lungo la strada. In ogni caso sarà il primo tentativo di impiego massiccio della tecnica dell'occultamento radio a fini meteorologici.

L'ultima generazione di satelliti meteorologici, infatti, sfrutta i segnali radio del sistema Gps, per misurare i parametri fondamentali dell'atmosfera grazie alla tecnica dell'occultamento radio, un sistema sviluppato per l'osservazione planetaria e oggi considerato dai climatologi il più adatto per studiare i cambiamenti climatici. Quando un pianeta occulta una stella, cioè le passa davanti, la luminosità della stella diminuisce. La riduzione dipende dalla composizione dell'atmosfera che circonda il pianeta: quando l'attraversano, le onde radio emesse dalla stella cambiano percorso e frequenza. Misurando queste variazioni, si possono determinare le caratteristiche dell'atmosfera del pianeta.

Nello stesso modo, rilevando con dei satelliti più bassi i segnali emessi dai 31 satelliti Gps attualmente in orbita a 20mila chilometri di altezza dalla Terra, si può determinare con precisione la composizione dell'atmosfera terrestre, incluse temperatura, pressione e umidità. Risultati ben più accurati di quelli ricavati dai palloni atmosferici e dai sistemi che catturano le radiazioni infrarosse o le microonde, molto disturbati dalle nuvole e dall'umidità.
Finora l'occultamento radio è stato sfruttato a fini di osservazione terrestre solo in pochi casi, fra cui il più avanzato è la missione Cosmic, composta da 6 satelliti lanciati sei anni fa da una joint venture fra Usa e Taiwan, con un investimento di 100 milioni di dollari, anche questo in partnership con l'Ucar. La piccola flotta ora è agli sgoccioli: uno dei sei satelliti non risponde più e un altro è parzialmente fuori uso.

In Europa, il primo satellite che ha ospitato anche un sistema di occultamento radio, Champ, è rientrato nel 2010 e il suo successore, Grace, lanciato dall'Agenzia spaziale tedesca in collaborazione con la Nasa, dovrebbe rimanere in orbita fino al 2015. Il programma più recente, MetOp, ne ha mandati due nello spazio, uno dei quali pochi mesi fa. Troppo pochi e troppo costosi. Da qui nasce la necessità, per gli utenti, di prendere in mano la situazione e spingere le aziende private a investire di tasca propria nello sviluppo di un settore di ricerca da anni al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, ma molto poco supportato dai programmi governativi.

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