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Questo articolo è stato pubblicato il 27 gennaio 2013 alle ore 15:15.

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Lorenzo VernaLorenzo Verna

«In effetti c'è qualcuno che può competere con noi. È Ayasdi e lavora anche lei sui big data». Lorenzo Verna è un informatico vero, bada alla sostanza. Quindi non si scompone neanche più di tanto quando racconta che Ayasdi è una delle 10 innovazioni del Darpa (Defense advanced research projects agency), l'agenzia governativa Usa del dipartimento della Difesa. Sostiene di essere un esperto di tecnologia semantica, guarda i codici ed elabora gli algoritmi.

Ma soprattutto è convinto che la sua startup Tykli – un gioco di parole con che vorrebbe dire Tag Your Knowledge – e il suo motore di ricerca semantico possano giocarsi la partita nel campo dei big data anche con i colossi stranieri. Per ora però ha sicuramente convinto la giuria del progetto «Prendi parte al cambiamento» di Ing Direct (in collaborazione con H-Farm e Nòva24) che giovedì ha consegnato 100mila euro all'informatico piemontese che userà per «farsi conoscere» e magari per provare a conquistare la Silicon Valley dove c'è molta attenzione al business dei big data. Tykli ha anche «vinto» in base alle regole della competizione l'ingresso di H-Farm nel loro capitale con una quota del 15 per cento. L'acceleratore veneto fornirà supporto nei primi tre mesi dando supporto per l'avviamento completo dell'attività. Ma il successo di Tykli dipenderà dalla bontà dell'algoritmo. «Il nostro è un software sottile – spiega – che sa guardare dentro grandi moli di dati e costruisce dei percorsi di lettura al loro interno».

La promessa di questa tecnologia è quella di poter fornire ad aziende o clienti un'interfaccia per scoprire ad esempio quale il candidato migliore per un posto di lavoro, andando a scartabellare tra skill e competenze fornendo un percorso che aiuti a individuare la persona giusta. Rispetto alla concorrenza – che è tanta soprattutto negli Usa – Tykli promette di far emergere attraverso i suoi algoritmi relazioni di similitudine e vicinanza semantica delle informazioni. Una promessa che potrebbe valere molto.
In finale anche altri due progetti: Condomani del cosentino Antonio Bevacqua (28 anni) e Progetto Wedding di Salvatore Cobuzio (35 anni) da Siracusa. Le due startup sono state selezionate tra 564 progetti che sono arrivati in meno di tre mesi dall'inizio di «Prendi parte al cambiamento». In particolare Condomani e Progetto Wedding si sono distinte perché rappresentano due modi di intendere le startup in Italia.

Condomani innova e rompe gli schemi di un mondo burocratizzato e imbalsamato come quello che ruota intorno alla gestione del condominio. Inserire tra condomini e amministratori, vicini di casa più o meno simpatici e ditte che si occupano dei lavori un social network vuol dire disintermediare e rendere trasparente, nella migliore tradizione di internet, settori che anche per via di una legislazione stringente sono di per sè opachi. «E dire – sorride Antonio Bevacqua – che l'idea ci è venuta quando per l'ennesima volta sono rimasto chiuso fuori dal cancello elettrico del garage. Perché nessuno aveva la chiavi, l'amministratore non rispondeva mai al telefono e nessuno se ne voleva occupare». Con un social network, va detto, chi gestisce il condominio può lo stesso trovare il modo di non farsi trovare dai condomini, ma essendo quello di Condomani un servizio a pagamento non sarebbe conveniente per nessuno e poi si perderebbero le economie di rete.

Di tutt'altro genere il progetto di Progetto Wedding che a differenza delle altre startup ha già un fatturato a quattro cifre solo un anno dalla partenza. Più che sulla tecnologia l'idea di Cobuzio è stata quella di puntare sulla creatività legata al commercio elettronico. O meglio sull'opportunità di offrire servizi creativi e a basso prezzo. Dal bouquet sparacoriandoli al cake topper (la coppia di sposi che sta in cima alla torta) completamente personalizzabile. Nulla di originale ma la possibilità di organizzare l'evento praticamente solo online scardina un business consolidato come quello legato ai negozi specializzati nella vendita degli abiti da sposa.
Certamente la sfida più ambiziosa è quella dell'informatico di Tykli. «Big data nel 2012 era una tecnologia – ha detto Tony Baer, analista di Ovum –. Quest'anno sarà business». Motivo in più per muoversi e anche in fretta.

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