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Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2013 alle ore 17:00.

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L'economia verde chiama a raccolta, fa appello all'etica dello sviluppo sostenibile e offre vantaggi e cospicui finanziamenti statali. Insomma, splendide opportunità di conciliare modernità, socialità e business. Ma ecco, per le imprese, il grande problema: l'avarizia delle informazioni, il dedalo delle norme, la barriera della burocrazia che vede l'Italia imbarazzato campione. Chiarezza? Si può e si deve. Si mobilitano dunque il Formez, il ministero dell'Ambiente e la Confindustria. Con un road show nazionale dal titolo che fa ben sperare: "Sviluppo sostenibile e Green economy: semplificazioni e incentivi per la crescita verde". Una raccolta di documentazione mirata, ma soprattutto di guide operative e approfondimenti metodologici. Per diffondere, con una serie di incontri sul territorio nei prossimi due mesi, la conoscenza e soprattutto la praticabilità della cospicua ma frammentata normativa di sostegno.

Dedalo di norme
Il via con un convegno in Confindustria. Per far conoscere - rimarca Arturo Siniscalchi, direttore delle politiche settoriali del Formez – i provvedimenti adottati da Governo e Palamento contribuendo anche così alla «semplificazione delle procedure e delle relative normative». Perché nelle pieghe delle normative le occasioni davvero non mancano, anche se sono speso nascoste. C'è ad esempio il fondo per l'occupazione giovanile che prevede finanziamenti a tasso agevolato per progetti e interventi nella green economy, o nei provvedimenti che rispondono alla necessità di mettere in sicurezza il territorio dal rischio idrogeologico e sismico, come prevede tra l'altro l'ultima circolare pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 25 gennaio scorso. E c'è la recente razionalizzazione delle procedure di bonifica e dragaggio. E «non mancano - sottolinea il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini – le nuove normative che facilitano tra l'altro gli investimenti in bonifica e risanamento delle aree industriali contaminate».

Le potenzialità
Risorse che meritano di essere liberate in tutte le loro potenzialità. Anche grazie ai primati tecnologici che il nostro paese può far valere. «Abbiamo - puntualizza Edoardo Garrone, presidente del comitato tecnico per l'Ambiente e Internazionalizzazione di Confindustria – esempi virtuosi da proporre nel campo della green economy, come l'indotto dell'efficienza energetica, dove il nostro paese ha un'indiscussa leadership tecnologica a livello europeo. Rimane però molto da fare. Ci sono infatti potenzialità inespresse che poi si traducono in un costo. Ad esempio nel settore dei rifiuti dove, per termovalorizzatori e impianti di compostaggio, nel triennio 2009-2011 il costo annuo sostenuto per la mancata o ritardata copertura del fabbisogno infrastrutturale è ammontato a 1,7 miliardi di euro».

Cercasi chiarezza
Ecco dunque l'impegno di Confindustria – insiste Garrone – per «la determinazione di un quadro normativo certo, stabile nel tempo e armonizzato con quello internazionale ed europeo per assicurare a investitori e industrie la necessaria continuità; la definizione di meccanismi di incentivazione razionali che consentano di incentivare le tecnologie sulla base dell'energia primaria risparmiata e della CO2 evitata; la promozione dell'attività di ricerca e sviluppo, per assicurare un alto standard di innovazione e l'avanzamento del progresso tecnologico che è condizione fondamentale per abbattere i costi delle tecnologie; lo sviluppo di nuovi modelli di partenariato tra industria e istituzioni, centri di ricerca e università».

I DOCUMENTI

Il bando sul Footprint

Schede di settore

Bando sul Fondo per la Green Economy

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