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Questo articolo è stato pubblicato il 02 febbraio 2013 alle ore 11:10.

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Lontano, molto lontano da noi, 13.5 miliardi di anni luce, c'è una barriera che non riusciamo a superare e che rappresenta l'attuale limite della nostra conoscenza dell'Universo. E' fatta della sostanza più impalpabile e immateriale possibile, radiazione con una frequenza vicina alle microonde. Oltre quella barriera sta però il vero segreto delle origini dell'Universo: cosa è successo nei momenti iniziali della sua evoluzione, subito dopo il Big Bang.

Forse un varco in quella barriera si aprirà nei prossimi mesi, quando saranno esaminati i dati del telescopio Ebex, atterrato nei giorni scorsi dopo quasi un mese di osservazioni sopra l'Antartico.

Si tratta di un telescopio molto particolare, 1.5 metri di apertura, 2.7 tonnellate di peso, un ingombro di diversi metri che è stato portato in quota da un pallone riempito di elio, grande come un campo da calcio e messo a disposizione da Nasa. E' un progetto importante della Columbia University di New York costruito in collaborazione con l'Agenzia spaziale americana, cui collaborano attivamente vari ricercatori italiani. Ebex non vede stelle né galassie, ma raccoglie la radiazione di fondo, estesa dappertutto anche nella stanza in cui stiamo leggendo questo articolo. E' quel che resta del Big Bang che non fu per niente, come suggerisce il pessimo nome, un'esplosione ma un'espansione velocissima. Nei primi momenti però, per la verità parliamo dei primi 380.000 anni ma sono un'inezia quando si parla di universo, materia e radiazione hanno formato un ambiente talmente complesso e denso da cui nessun segnale elettromagnetico poteva uscire. Le prime radiazioni che riuscirono a "evadere" furono appunto le microonde, che anni fa il satellite WMAP di Nasa fotografò perfettamente dopo mesi e mesi di osservazione. Ne venne fuori una mappa dell'Universo verdastra con qualche piccola isola gialla e blu, qualcosa di sostanzialmente diverso da come lo vediamo oggi, pieno di galassie colorate e stelle splendenti, eppure queste si formarono proprio da quel "brodo" di radiazione praticamente uniforme, tutta alla stessa temperatura o quasi.

Se quella è la prima radiazione emessa nell'Universo non possiamo andare più indietro nel tempo, verso il Big Bang, da quel che c'è al di là di questo impalpabile ma assoluto muro semplicemente non ci arriva alcuna radiazione elettromagnetica. Impossibile dire in una notte scura se arriva un treno se non sentiamo nessun rumore. Allora, visto che questo muro lo consociamo già da qualche anno perché mandare in quota questo telescopio per studiarlo ancora? Perché Ebex, come il satellite Planck dell'Agenzia spaziale europea, tenta di capire se quel segnale primitivo è o meno polarizzato, presenta cioè una caratteristica tipica delle onde elettromagnetiche, simile a quella che la luce che vediamo coi nostri occhi acquista quando rimbalza su una vetrina, "riflessi" che eliminiamo con occhiali polarizzati all'incontrario.

Una sfida quasi impossibile, misure delicatissime da fare, al momento nessuno ci è riuscito, ma la posta è altissima: se infatti Ebex trovasse questa caratteristica nella radiazione di fondo allora si saprebbe qualcosa di sicuro su quel che è successo prima, di come era la materia e la radiazione e in particolare se, come pensano oramai tutti i cosmologi quei particolari astrofisici che studiano l'origine dell'Universo e la sua evoluzione, all'inizio l'espansione fu violentissima, 100 volte maggiore di quella che osserviamo oggi. Con un termine mutuato, poco felicemente, dall'economia questo fenomeno si chiama inflazione.

Come dire se un lago è completamente calmo e piatto, ma guardandolo molto bene si nota un'infinitesima increspatura allora si può capire cosa l'ha provocata e cosa c'è sotto. Forse sembrerà una ricerca magari bella ma piuttosto inutile, ma al contrario è fondamentale per capire fin dove arrivano le leggi che abbiamo scoperto sulla materia e radiazione, tutto quello che esiste deriva, e in qualche modo dipende, da quel che successe dietro quel sipario, che potrebbe celarci altre leggi della natura che non abbiamo ancora scoperto.

La nostra speranza è tutta in esperimenti come questo, dato che potremmo avere le stesse informazioni grazie alle onde gravitazionali o la scoperta dei neutrini, le sfuggenti particelle quasi impossibili da ingabbiare. Ma in entrambi i casi abbiamo delle tecnologie che, anche se a noi sembrano sofisticatissime, sono ancora troppo rozze per poter misurare questi due fenomeni. Resta quindi solo la possibilità di capire di più su com'è fatto quel mare di microonde e capire che segreti ci nasconde.

Ebex ha già fatto un altro volo in altra parte del mondo, nel Nuovo Messico 3 anni fa, e tutti i suoi dati verranno ora analizzati assieme ad altri ottenuti da strumenti a terra. Misure difficili, come trovare un ago nel pagliaio, ma se c'è stavolta giurano che riusciranno a trovarlo.

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