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Questo articolo è stato pubblicato il 01 marzo 2013 alle ore 16:30.

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Un'illustrazione, di fantasia ma realistica, su come potrebbe presentarsi il nuovo pianeta.Un'illustrazione, di fantasia ma realistica, su come potrebbe presentarsi il nuovo pianeta.

Sta nascendo un gigante, una palla di gas con un cuore probabilmente solido e un diametro come quello di Giove, sui 150 .000 chilometri. L'ha scovato un gruppo di astronomi guidato dallo svizzero Sascha Quantz. E' piuttosto vicino a noi, 335 anni luce, poco per le distanze cosmiche in sostanza fuori dal cancello di casa, ed è ancora in formazione attorno ad una stella ben nota, proprio perché vicina. Nome professionale, orribile, HD100546 e già sospettata di avere un altro pianeta gigante che gli gira attorno, molto più vicino di questo però, che sarebbe invece a una distanza 50 volte superiore a quella della Terra dal Sole. Se fosse qui da noi sarebbe ben oltre Plutone, ai limiti del nostro sistema di pianeti. Questa sua lontananza dalla stella madre ha permesso però di scoprirlo, anche se prudentemente gli astronomi mettono le mani avanti e dicono che bisognerà indagare ulteriormente.

Certo il caso è molto interessante perché finora, la formazione dei pianeti è stata un argomento affrontato soprattutto attraverso simulazioni numeriche, ottima cosa, ma pur sempre ipotesi su ipotesi. Ora invece, dice il leader del gruppo, questa scoperta permetterà di vedere in uno stadio molto precoce la formazione di un pianeta così grosso.

Ma perché, fra miliardi di stelle che ci sono, andare a cercare proprio attorno a quella? Prima di tutto perché è estremamente vicina, e quindi la vediamo bene in dettaglio e poi perché "è circondata da una nube di gas e polvere asimmetrica, che già era stata osservata con il telescopio spaziale Hubble e che ci aveva insospettito. E infatti abbiamo trovato il pianeta proprio lì dove l'asimmetria ce lo faceva supporre" - ci dice Quanz, che ammette simpaticamente – " in studi come questi occorre avere anche un po' di fortuna". Ad esempio hanno 25 set di dati per altrettanti casi sospetti e il pianeta è saltato fuori al primo che hanno esaminato.

L'osservazione che ha tagliato la testa al toro è stata fatta con i giganteschi telescopi europei in Cile, con specchi principali di 8 metri di diametro che raccolgono anche il più debole segnale luminoso che arriva dal cosmo, rivelato poi dal sofisticato software del gruppo svizzero. Messo un diaframma davanti alla stella, che altrimenti avrebbe accecato gli strumenti, è apparso evidente un rigonfiamento ellittico, rosso e arancio nelle immagini, che è stato interpretato come un pianeta in formazione. Peraltro con questo si conferma che i sistemi ottici europei, adattivi, sono i migliori esistenti. Certo il rigonfiamento potrebbe essere anche dovuto a qualcosa d'altro, un pianeta già formato ed espulso dalla stella per gravità per esempio.

Ma allora, visto che di pianeti attorno ad altre stelle ne conosciamo oramai almeno un migliaio, come mai è importante questa scoperta? "Abbiamo solo una decina di casi in cui vediamo direttamente il pianeta attorno a stelle vicine, altrimenti dobbiamo limitarci a scoprirne dalla presenza da effetti indotti nella stella madre – ci dice Riccardo Claudi portavoce del progetto italiano Gaps, Global Architecture of Planetary Systems che utilizza il telescopio Nazionale Italiano Galileo alle isole Canarie - "questo caso è molto importante perché, se confermato, ci permetterà per la prima volta di seguire le fasi di formazione di un pianeta così grande e importante". La "caccia" ai pianeti in stelle diverse dal Sole è un tema affascinante e l'Europa è in prima posizione fin da quando nel 1995 un altro svizzero, Michel Mayor, scoprì il primo rendendo reale il sogno che l'umanità aveva cullato per millenni: forse non siamo soli.

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