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Questo articolo è stato pubblicato il 25 marzo 2013 alle ore 09:29.

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La facilità e la comodità d'uso, oltre all'economicità e all'impossibilità di essere tracciati sono gli ingredienti che hanno decretato il successo della "ricetta Skype". Ma i quattro segreti del successo sono tre, perché la non tracciabilità è del tutto relativa. Esistono sul web una quantità di "resolver", ovvero software che permettono di conoscere l'indirizzo IP della persona chiamata via Skype i quali, se usati con regolare periodicità, possono addirittura restituire una mappa esaustiva degli spostamenti che questa ha fatto nel tempo.

Questi software contattano il bersaglio designato (basta conoscerne il nome Skype) e restituiscono al chiamante alcuni dati, tra i quali anche il suo IP. Da qui all'utilizzo per violazione della privacy o per lo spionaggio il passo è piuttosto breve; ma che cosa fa Microsoft per porre rimedio a questa falla che può rappresentare un grosso limite dal punto di vista della sicurezza? Nulla.

Come se non bastasse c'è un'aggravante non di poco conto: uno dei motivi che ha spinto Microsoft (era il mese di maggio del 2011) ad acquistare Skype per la cifra di 8,5miliardi di dollari – bruciando la concorrenza di Google e Facebook – sono gli utilizzi aziendali: il 37% dei 650milioni di utenti ne fa uso per motivi professionali. Il fatto che Microsoft sia stata avvertita della presenza di questa falla ancora prima che acquistasse Skype e che, nel corso di oltre due anni non abbia fatto nulla per rimediarvi, non rende onore al gigante di Redmond anche perché l'unica contromisura possibile al momento è quella di fare ricorso ad un altro software VoIP.

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