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Questo articolo è stato pubblicato il 27 marzo 2013 alle ore 14:57.

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La caccia al neutrino, l'inafferrabile particella che potrebbe spiegare alcuni dei misteri più complessi dell'Universo, e di conseguenza della Fisica attuale, porta a caso un risultato di tutto rispetto. Ai Laboratori del Gran Sasso, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), gli scienziati dell'esperimento Opera hanno scoperto un neutrino che, partito da Ginevra, dal grande centro di Ricerche del Cern, con un certo "sapore" è arrivato dopo 730 chilometri percorsi in un attimo, fino alle speciali macchine fotografiche, in realtà complessi rivelatori di particelle su supporto foto, che tentano di certificare il loro arrivo. Proprio in questi strani e complicati fotofinish che si succedono continuamente uno dei neutrini si è presentato di un sapore diverso.

«È la terza volta che succede in 5 anni», ci dice Giovanni De Lellis professore di Fisica all'Università Federico II di Napoli e responsabile dell'esperimento internazionale che si svolge al Gran Sasso. "Sapore" poi è uno di quei nomi bizzarri che i fisici si divertono ad assegnare alle vari proprietà delle particelle elementari. Sarebbero tre i sapori possibili, in pratica in questo esperimento partono dal Cern, grazie a un acceleratore di particelle, dei battaglioni di neutrini "biondi" e ogni tanto, abbiamo appena visto 3 volte in 5 anni, al Gran Sasso ne viene rivelato uno che ha cambiato colore dei capelli durante il tragitto, è arrivato "bruno".

Costruire per questo scopo un macchinario del peso di 4000 tonnellate su 2000 metri cubi di volume, in sostanza un condominio di computer, cavi, acciaio e rivelatori, può sembrare una pazzia, tenuto poi conto che costa alcune decine di milioni solo lui, ma il gioco vale la candela, eccome. Con questa misura infatti siamo certi, gli scienziati parlano di "evidenza" cioè più del 99% di probabilità, che quel che si è visto e misurato sia corretto, il neutrino ha veramente cambiato colore dei capelli, i fisici dicono che ha subito un'oscillazione passando da "mu" a "tau".

Se i neutrini hanno massa, e ora andiamo verso la certezza, per quanto piccolo possa essere il suo valore, allora la nostra visione dell'Universo cambia, perché queste particelle sono le più abbondanti, e non di poco. Per quanto piccola possa essere se siamo sicuri che abbiano massa allora l'Universo diventa assai più "pieno" di materia.
Per capire quanti sono basta guardare l'unghia del nostro pollice, che più o meno è di un centimetro quadrato, ogni secondo quella piccola area viene attraversata da 60 miliardi di neutrini al secondo. Nessun problema comunque, non ci fanno nulla perché non interagiscono con gli atomi di cui siamo costituiti i nostri corpi. Certo, il numero fa impressione.

La loro esistenza è stata prevista ancora nel secolo scorso da due grandi fisici italiani, Ettore Maiorana ed Enrico Fermi, ma la gestazione è stata lunga: il primo tipo di neutrino è stato scoperto nel 1956, il secondo nel 1962 e infine il terzo nel 2000.
«L'analisi dei dati proseguirà ancora per due anni alla ricerca di altri di questi neutrini che possano definitivamente provare questo fenomeno rarissimo», conclude De Lellis. Insomma un evento raro quello trovato al Gran Sasso, ma comunque anche gli eventi rari accadono. Questo episodio peraltro, a distanza di un anno, riporta lustro a quest'esperimento, la cui reputazione era stata offuscata dal passo falso di qualche mese fa, quando fu ipotizzata, anche da insigni fisici italiani, l'esistenza di neutrini più veloci della luce, rivelatasi poi un clamoroso abbaglio.

L'Infn, con varie Università italiane, ha anche una collaborazione molto importante in un esperimento europeo veramente particolare: la caccia a questa inafferrabile, e molto italiana, particella continua certo sotto la montagna, ma presto si svolgerà anche nel profondo del mare. E' stata infatti posato il primo elemento del telescopio sottomarino che nascerà sotto il mare della Sicilia, destinato a studiare i neutrini cosmici: è una torre alta 400 metri, installata a 3.500 metri di profondità. La posa di questa prima struttura sarà seguita, nei prossimi mesi, da centinaia di torri che costituiranno l'esperimento europeo Km3Net, che coinvolge dieci Paesi oltre l'Italia.

La posa della prima torre ha richiesto più di 24 ore ed è avvenuta nello Ionio meridionale, a circa 80 chilometri al largo di Capo Passero.

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