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Questo articolo è stato pubblicato il 29 marzo 2013 alle ore 21:23.

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Josef Prusa vive a Praga e a soli 23 anni è uno dei principali esponenti del progetto RepRap, abbreviazione di Replicating Rapid Prototyper, un'iniziativa finalizzata a sviluppare prototipi che producano da sé la maggior parte dei loro stessi componenti, e con licenze sempre open source. Josef è diventato famoso, tanto da insegnare in varie università della Repubblica Ceca e girare il mondo tenendo corsi, per aver apportato notevoli modifiche alle stampanti 3D open source.

«Molti pensano che per avvicinarsi a questo mondo ci vogliano delle grandi motivazioni. Per me non è stato così. Ho trovato alcuni progetti di stampanti 3D su internet e così ho cominciato a interessarmi alla cosa. Lo trovavo divertente, e sono ancora qui». La stampante Prusa oggi è in grado di stampare oggetti con la stessa precisione di stampanti professionali molto più costose della sua. L'open source, per Josef, va sostenuto a qualsiasi costo. È un sistema che consente di produrre e vendere, come la sua stampante, con costi ridotti e possibilità di costanti miglioramenti. «L'unica, semplice, regola dell'open source è quella di condividere quello che hai fatto. Puoi usare tutto quello che trovi in rete, ma poi deve restituire tutto.

Non serve altro. Condividi qualcosa, che altri condivideranno a loro volta, e così via. A me questo metodo piace molto, per questo credo sia utile diffonderlo. Trovo semplicemente fantastico, ad esempio, quello che siamo riusciti a fare con le stampanti 3D. In soli 3-4 anni da un primo modello in rete ne abbiamo creati centinaia di versioni diverse».

Quello che più affascina di questa filosofia – apparentemente semplice – è che l'ingrediente essenziale, la condivisione, diventa il cardine del cambiamento. Le idee e i progetti condivisi possono solo migliorare e migliorano, non solo il modo di vedere le cose, ma concretamente le cose stesse, anche attraverso una collaborazione a distanza sullo stesso progetto.

Per questo, forse, tutti i maker, e non solo quelli più giovani sono ottimisti quando parlano di futuro, come ci conferma Josef: «Per il futuro credo che il sistema open source porterà a produrre molte più cose e creare un nuovo modo per vendere, come ad esempio sto facendo io con il mio gruppo. Con questo modo di procedere nulla è impossibile. Di sicuro sarà tutto più facile e accessibile; non dico che ognuno avrà in casa la sua stampante 3D, ma sicuramente le troveremo a scuola, in università, nei FabLab e in qualsiasi altro spazio adatto».

Se il modo dei consumi ci ha abituati a trovare già tutto pronto con solo l'imbarazzo della scelta sul modello da acquistare, il mondo delle 3D apre un nuovo capitolo sul modo di guardare e produrre.

«Parlando di me, posso dire che nonostante tutto non sono stato rovinato dal mondo dei consumi che ci priva del gusto di fare e costruire delle cose. Certo quello sto facendo non l'avevo pianificato, ma mi è venuto spontaneo. Infatti, provi una certa gioia a creare da te le cose che ti servono, piuttosto che comprarle. Ti rendi conto che possiedi una conoscenza di come vadano fatte certe cose e di come le vorresti tu. Per non parlare della sensazione di libertà che provi quando realizzi che potresti fare quasi tutto ciò che ti serve. E questo non è un pensiero molto comune, la maggioranza delle persone non considera questa possibilità».

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