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Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2013 alle ore 20:57.

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Mentre a Ginevra stanno pompando di steroidi, metaforici, il più grande acceleratore di particelle del pianeta, Lhc, che è portato in due anni e 100 milioni euro di spesa a raddoppiare la potenza, nel cielo a 400 chilometri di altezza un suo piccolo parente stretto, Ams, dopo aver accumulato dati per 18 mesi, fornisce i primi risultati.
E non sono da poco, per spiegare quel che lo strumento ha visto e misurato dal luglio 2011 ci sono solo due possibilità: o la famigerata materia oscura che costituirebbe il 25% dell'Universo, è composta di particelle molto pesanti, anche 6 volte quella del famoso e già archiviato bosone di Higgs, oppure nella Galassia c'è un produttore di antimateria che ci spara addosso a più non posso, probabilmente una stella iperdensa come una pulsar.

Materia oscura e soprattutto antimateria sono, infatti, la preda ambita dell'esperimento Ams, un rivelatore di raggi cosmici da 65 metri cubi e 1.5 miliardi di euro di costo, montato da 18 mesi su uno dei bracci della Stazione Spaziale internazionale. Il tutto è annunciato e discusso oggi in una conferenza stampa tenuta al Cern di Ginevra e duplicata da Nasa con lo stesso orario ma speaker diversi. Entrambe, materia oscura e antimateria, rappresentano i due punti interrogativi maggiori della fisica, che non riesce per il momento a uscirne con onore. La prima sarebbe materia che non emette e non riflette alcun tipo di radiazione, quindi non sappiamo come rivelarla, dato che non la possiamo proprio "vedere", anche se ci deve essere per gli effetti che sembra provocare nell'Universo. L'antimateria, condimento naturale di molti racconti di fantascienza anni '70, è ancora più sfuggente: al Big Bang, 14 miliardi di anni fa, particelle di materia e antimateria, erano equivalenti in numero, ora invece la materia sembra aver stravinto sul suo opposto : come mai e quando ?

«È uno strumento fondamentale per avere una nuova fisica, cui lavoriamo da oltre 20 anni» ci dice Roberto Battiston dell'Università di Trento e Infn che è anche uno dei due portavoce della grande collaborazione per Ams, formata da 64 istituti di Paesi europei e non. Fra i soci dell'impresa l'Italia è anche il maggior contributore, oltre il 25 % della spesa, tramite l'Agenzia Spaziale Italiana e soprattutto l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Infn, che l'ha fortemente voluto. Un contributo finanziario sostanziale che però va pesato pensando che sono conteggiati anche gli stipendi di tutti quelli che vi hanno lavorato, specifica Battiston.

Ams, che da solo pesa 8.5 tonnellate, è il più grande esperimento finora mai montato sulla Stazione spaziale. Ha le dimensioni di un mini appartamento ed è arrivato in orbita grazie a uno degli ultimi voli dello Space Shuttle, l'unico che poteva trasportarlo. È il più grande esperimento mai montato sulla gigantesca Stazione spaziale, ed è capace di scovare le antiparticelle, ossia le particelle di antimateria, con una precisione di una parte per miliardo. Progettato sul modello degli acceleratori del Cern e dei laboratori Infn di Frascati, consiste sostanzialmente in un magnete permanente che separa le particelle di materia da quelle di antimateria quando lo attraversano.

Ams è continuamente attraversato da milioni di raggi cosmici, fasci di particelle di tutti i tipi che provengono da milioni e milioni di anni luce di distanza, proprio dalle profondità della Galassia. Quando arriva uno sciame di raggi cosmici, questo strumento, semplicissimo concettualmente e complicatissimo tecnicamente, agisce sulle particelle che li compongono come fosse il giudizio universale, da una parte è spinta la materia e dall'altra l'antimateria, senza alcuna possibilità di confusione. Lo strumento, tanto per dare un'idea, oltre alla dimensione e al peso di notevole ha che è composto di più di 200mila canali di lettura, 650 microprocessori, 30 crates per complessive 450 schede di elettronica e un consumo di 2,5 kW. Il tutto è mantenuto a -271.35 gradi, poco sopra lo zero assoluto e il campo magnetico creato dal tutto è ben 20.000 volte quello terrestre, meglio non andarci vicino con un orologio o una bussola insomma.

Nei primi 18 mesi di operazioni nello spazio, dal 19 maggio 2011 al 10 dicembre 2012, Ams ha raccolto e analizzato 25 miliardi raggi cosmici primari. Tra questi 6.8 milioni di eventi, il campione statistico più grande mai raccolto, sono stati identificati in modo inequivocabile come elettroni e la loro controparte di antimateria, i positroni. Da qui il risultato fondamentale che, nei prossimi mesi, porterà senz'altro a nuove conferme e probabilmente sorprese. L'abbondanza di antiparticelle, positroni ossia elettroni ma di carica positiva, si può spiegare in due modi, il primo con la presenza di materia oscura, composta di particelle elementari la cui massa sia molto maggiore di quel sia si pensava, almeno 4-6 volte la massa del bosone di Higgs appena stanato a Ginevra dopo un'epica lotta durata 50 anni di ricerche. La seconda spiegazione potrebbe essere data dalla presenza di un corpo celeste nella Galassia che emette pesantemente sia elettroni sia le corrispondenti antiparticelle, positroni. Si pensa in questo caso a una pulsar, cioè una stella di neutroni rotante e pulsante, un corpo incredibilmente denso con la massa simile a quella della Terra confinata in una sfera di 10 chilometri.

Quanto sono importanti quindi questi primi risultati che hanno meritato due conferenze stampa dalle due parti dell'oceano con Premi Nobel come oratori.

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