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Questo articolo è stato pubblicato il 10 aprile 2013 alle ore 22:18.

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Si prende un asteroide, non tanto grande, sui 10 metri di diametro e 500 tonnellate di massa, in sostanza una grossa roccia, lo si "fa prigioniero" in qualche modo, per esempio richiudendolo in una scatola spaziale o prendendolo al laccio, e poi piano piano lo si porta al sicuro in un punto ben preciso e particolare oltre la Luna, scoperto 200 e passa anni fa dal grande matematico Lagrange. Chi legge non si preoccupi, non è un articolo in cui le frasi sono state mescolate per errore da un software ubriaco, ma il succo di un piano molto serio e ambizioso, frutto dello studio di anni, in cui è fortemente impegnato anche un giovane e geniale italiano, Marco Tantardini. Non ha neppure 29 anni eppure, partendo dalla natia Cremona, ha già nel curriculum una laurea in Ingegneria aereospaziale al Politecnico di Milano e vari soggiorni e rapporti scientifico professionali nei santuari dell'astronautica. Ha girovagato infatti negli istituti Nasa, come il JPL, alla Planetary Society, la potente organizzazione no profit che propone buona parte della visione per l'esplorazione spaziale Usa, al think tank catalano di Barcellona dove si studiano le nuove orbite per i satelliti che solcano gli spazi siderali.

Conosce bene la realtà spaziale Usa, un Paese «spietato ma in cui puoi veramente cercare di realizzare un "idea"». E la sua deve essere proprio buona se Lou Friedman, uno dei personaggi più influenti per la politica spaziale americana, ha appoggiato questo giovane testardo, come si definisce lui, che a furia di mail ha convinto lui, e prima anche Silvano Casini, già amministratore straordinario dell'Agenzia Spaziale Italiana e poi attivo a livello europeo, a dargli una mano in quest'idea apparentemente pazzesca. «Oggi su internet si trova facilmente l'indirizzo mail di chiunque» ci dice: sarà vero ma certamente non si trova spesso un personaggio o due di questo calibro tanto intelligenti da dare retta a un ragazzo che li tempesta di messaggi, perché ci vedono il lampo di genio dentro. Sono riusciti infatti a riconoscere l'outsider di razza, allergico a qualunque burocrazia, che aveva però l'idea giusta, anche se gli anni erano poco più di 20. E oggi il progetto va in esame al Congresso Usa per il finanziamento iniziale di 100 milioni di dollari, ma nella cornice di un piano complessivo per l'esplorazione del Sistema solare da 2.6 miliardi di dollari

«La parte che ho realmente sviluppato io» - dice - «non è tanto quello della cattura dell'asteroide, che ora gli ingegneri stanno studiando a fondo, ma la proposta di portare l'asteroide in L2, perché divenga il possibile obiettivo di missioni spaziali con astronauti». Glielo riconoscono anche in America, dato che il suo nume tutelare ha dichiarato apertamente che uno dei padri del progetto è proprio il giovane ingegnere italiano. Un passo indietro altrimenti non capiamo. L2 è un punto nello spazio, ce ne sono 3, tale per cui la forza di attrazione di Sole, Luna e Terra si compensano perfettamente. Insomma è un punto di equilibrio: messo lì un sasso resta fermo senza problemi, nessuno lo disturba, in meccanica celeste si dice che non ci sono perturbazioni. In pratica quest'asteroide diventerebbe una specie di hangar spaziale per farci arrivare gli astronauti prima di spiccare il volo per Marte.

Lo sfondo, infatti, è il piano del presidente Obama, che ha cambiato le carte in tavola. Basta un'Agenzia spaziale che fa cose di routine, come portare il cibo agli astronauti della Stazione Spaziale internazionale (Iss): voglio che questo lo facciano i privati, grida il piano del Presidente Usa. E per questo abbiamo visto fiorire la privatissima SpaceX, che ora assicura una sorta di autobus che va e torna dalla Iss, dopo aver avuto da Nasa 12 miliardi e un transfer di tecnologia potente.

La seconda parte del piano Obama però prevede che la Nasa porti degli astronauti nel 2025 su un asteroide grande e poi su Marte. Troppo complesso, gli asteroidi buoni per questo sono distanti, i tempi troppo stretti, le finestre di lancio molto problematiche. E allora? Banale, se Maometto non riesce ad andare alla montagna, portiamoci la montagna qui vicina. Al di là dell'aspetto cow boy, su cui la stampa americana si è ovviamente buttata, la grossa difficoltà è studiare l'orbita giusta per realizzare il trasferimento dell'asteroide già prescelto dalla sua orbita al punto lagrangiano, tramite il motore a Xeno che verrebbe di fatto applicato al convoglio, un motore a spinta bassa ma costante già sperimentato. I tempi sono stretti, per andare su un asteroide nel 2025 bisogna decollare nel 2017 con questo progetto, niente in campo aereospaziale. Il progetto ha buone possibilità di essere finanziato, dato che mette insieme la necessità politica di obbedire al presidente con quella di studiare scientificamente un asteroide, in pratica pesca da due budget diversi, e questo non fa male di questi tempi.

Se gli si chiede che cosa speri ora, Tantardini sta molto distante da discorsi come assunzione di qua o di là dell'oceano e ci tiene molto a dire che lui ha un'ottica imprenditoriale e quel che gli interessa è che la cosa si faccia, che quell'asteroide venga portato dove dice lui. A fare il capo progetto, e magari dover riempire gli odiati moduli della burocrazia, un outsider geniale come lui non ci pensa proprio. Scusi, ma: e per mangiare ? «Ah, certo ho avuto qualche contratto dalle Agenzia spaziali, ma per il profitto abbiamo con un amico di Pisa una startup per mettere il giovane jazz mondiale in rete». Il Jazz ? Che sia quella la "musica delle sfere celesti" di cui parlava il mistico astronomo Keplero ?

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