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Questo articolo è stato pubblicato il 14 aprile 2013 alle ore 18:37.

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Una della piattaforme di lancio oggi usate dalla Russia, a Baikonour in territorio KazakoUna della piattaforme di lancio oggi usate dalla Russia, a Baikonour in territorio Kazako

«S'ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo», il famosissimo verso di Alessandro Manzoni può descrivere alla perfezione quel che è successo durante la settimana appena trascorsa nel campo della politica spaziale. Alla presentazione al Congresso degli Stati Uniti della proposta di bilancio annuale per la Nasa, sui 14 miliardi di dollari, ha fatto eco il discorso del presidente russo Vladimir Putin, tenuto venerdì scorso al Cosmodromo Vostochny, in Siberia ai confini con la Cina.

La data non era casuale, venerdì infatti ricorreva l'anniversario del volo del primo uomo nello spazio, il sovietico Yuri Gagarin che lo fece nel 1961, e Putin ha voluto rilanciare, con un discorso molto deciso, l'attività spaziale russa, anche se il gettone buttato nel piatto, 50 milioni di dollari per completare il Cosmodromo, non è poi tanto sostanzioso.
Da quella base, ora in costruzione, Putin vuole che partano dal 2018 i voli umani russi, per il momento verso la Stazione Spaziale internazionale, ma poi anche verso la Luna e lo spazio profondo.

Discorso importante perché il presidente ha ammesso senza mezzi termini il ritardo accumulato in questi anni di scandali e fallimenti, che hanno visto il cambio di vari amministratori della potente Agenzia Roscomos per incapacità o addirittura per ruberie. Non parliamo poi delle missioni spaziali fallite, buona ultima la Phobos Grunt che nel novembre 2011 è finita nel peggiore dei modi: doveva andare fino a Marte e addirittura lasciare su uno dei suoi due satelliti, Phobos appunto, un piccolo mezzo spaziale cinese. Niente da fare, non riuscì neppure a uscire dall'orbita terrestre e pochi giorni dopo precipitò sul nostro pianeta. Due miliardi e anni di lavoro andati letteralmente in briciole.

Putin ha illustrato a grandi linee questo piano di riqualificazione, ritenuto indispensabile per mantenere il ruolo di grande Paese anche in campo spaziale, parlando con gli astronauti oggi al lavoro nella Stazione spaziale a quasi 400 chilometri di altezza. Oggi come oggi la Russia utilizza il sito di lancio di sempre, Baikonour, che però con il disfacimento dell'Unione sovietica è rimasto in Kazakistan, costa 115 milioni di dollari di affitto ed è decisamente di impostazione vecchia.

Non c'è solo uno scatto di orgoglio nelle intenzioni di Putin, e lo ha chiaramente detto, il mercato spaziale, che oggi si valuta fra i 300 e i 400 miliardi di dollari odierni, si pensa che lieviterà fino ai 1500 miliardi del 2039.

Nel piano di rilancio russo, che vede la riedizione di un programma lunare, Luna Globe, dormiente da anni, gioca un ruolo importante proprio l'Italia che è il maggior attore e contribuente del progetto Europeo Exomars, per una missione importante su Marte nel 2018. Manderemo una sonda sul pianeta rosso che di fatto sarà un vero e proprio laboratorio chimico fisico per svelare tutti i segreti del suolo marziano, carotandolo con una trivella da 2 metri che solo noi possiamo fare, frutto dell'abilità degli ingegneri del nostro Paese. La Storia a volte non si ripete, dopo i molti fallimenti russi siamo noi europei oggi a fornire loro tecnologia e occasioni di riscatto. Con buona pace dell'eroico Yuri.

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