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Questo articolo è stato pubblicato il 03 maggio 2013 alle ore 12:50.

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Quanto è lontano il giorno in cui le aziende inviteranno (o forse obbligheranno) i propri dipendenti ad utilizzare per le mansioni lavorative solo i device personali perché di computer portatili, telefonini e tablet le stesse aziende non ne forniranno più? Non molto. E secondo Gartner il 2017 è l'anno della svolta definitiva, quando cioè circa la metà delle organizzazioni del pianeta attiverà programmi Byod (Bring your own device) stoppando gli acquisti di apparecchi di computing per i propri addetti.

I Paesi del Bric i più recettivi al fenomeno
La consumerizzazione dell'It, che gli analisti della società americana teorizzavano in tempi ancora non sospetti, conoscerà quindi un'ulteriore fase di sviluppo. Già oggi sono una minoranza, il 15 per cento secondo Gartner, le aziende che confermano di non voler sposare in futuro il modello Byod.
Il 40 per cento sta considerando invece l'idea di offrire alla propria forza lavoro la scelta fra l'uso di un dispositivo personale e uno aziendale. Quest'ultimo, però, con la crescita costante delle attività condotte in mobilità, può costare mediamente alle società oltre 600 dollari l'anno per dipendente, cifra difficilmente sopportabile per i budget di spesa di molte imprese.
Non a caso, e con tutte le variabili del caso, l'adozione del Byod è più marcata secondo Gartner nelle compagnie con un giro d'affari compreso fra 500 milioni e 5 miliardi di dollari (quindi aziende medie e non grandissime). Gli Usa, a livello geografico, evidenziano un tasso di diffusione doppio rispetto all'Europa, ma gli indici più elevati in assoluto si registrano in India, Cina e Brasile.

Pochi i veri progetti concreti
Il rovescio della medaglia di un fenomeno che sulla carta (e nelle dichiarazioni dei vendor tecnologici) sembra non conoscere ostacoli risiede in una percentuale che spicca nel rapporto stilato da Gartner. Solo il 22 per cento dei responsabili It campionati ha infatti assicurato di aver realizzato in seno alla propria azienda una consistente "business case" in tema di Byod.
In molti casi, questa la spiegazione che danno gli analisti, i progetti di mobility sono esplorativi e privi di un obiettivo chiaramente definito e quantificabile. E questo accade nonostante il mercato offra un'ampia disponibilità di applicazioni mobili con parametri di Roi (return of investment) ben determinati e quindi in grado di essere misurati.

Cosa chiedono in cambio gli utenti?
Utilizzare il proprio smartphone o tablet, visto dalla parte degli addetti aziendali, deve essere un vantaggio di carattere operativo ma non onere economico. Chi usa il device mobile in modo massivo per svolgere la propria attività di lavoro si aspetta, secondo quanto rileva Gartner, un adeguato rimborso spese. Niente computer aziendale, questa la logica, ma i costi relativi all'uso di quello personale li deve pagare comunque l'azienda.
Il problema è che al momento non ci sono listini standardizzati per i rimborsi in fatto di Byod e solo la metà dei progetti avviati fino ad oggi prevede parziali emolumenti per i dipendenti attivi solo con i propri device.

Il rischio dei costi nascosti
Pensare che la mobilità e il "Bring your own device" siano la panacea di molti problemi legati ai costi aziendali, questo l'assunto di Gartner, è fuori luogo. La proliferazione di dispositivi in uso dai dipendenti comporta maggiori risorse da attivare in fatto di sicurezza e di gestione, più licenze applicative da mantenere e più potenziali problemi per garantire assistenza tecnica agli utenti.
Il rischio di una maggiore confusione è tutt'altro che remoto. E soprattutto le spese extra per "mantenere" un addetto gestito all'interno di un progetto Byod potrebbe triplicare dai 100 dollari l'anno attuali ai circa 300 previsti entro il 2016

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