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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2013 alle ore 12:20.

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Sono le 4.06 or italiana del 7 maggio, il lanciatore europeo Vega si stacca dal suolo nella base Esa di Kourou, Guayana Francese.Sono le 4.06 or italiana del 7 maggio, il lanciatore europeo Vega si stacca dal suolo nella base Esa di Kourou, Guayana Francese.

Vega, il nuovo lanciatore europeo per satelliti piccoli e medi, è partito regolarmente alle 4.06 ora italiana dalla base Esa, l'Agenzia Spaziale Europea, di Kourou nella Guayana francese portando anche l'Italia, che fin dagli anni '90 ha fortemente voluto, contribuito e lavorato per la sua realizzazione, un bel gradino più in su nella scala delle nazioni importanti in campo spaziale.

Lancio perfetto gestito da Arianspace, tre satelliti messi in orbita uno dopo l'altro, funzionamento ottimale dei sottosistemi hardware e software, rientro dei vari stadi per la prima volta conforme alle nuove norme per la diminuzione dei relitti in orbita attorno al pianeta. Il tutto, e questo è forse il risultato più importante per noi, controllato sia a terra che nello spazio da software italiano, che ora fa parte del bagaglio di nuove conoscenze dell'industria nazionale.
Molte le grosse novità di questo lancio, il secondo dopo quello sperimentale del febbraio 2012, a partire da uno speciale adattatore e quarto stadio del razzo che permette a Vega di rilasciare uno dopo l'altro vari satelliti, accendendo più di una volta i motori. Vega infatti ne ha rilasciato prima uno proprietario Esa, Proba-V che andrà ad affiancarsi ai satelliti Spot fondamentali per la sorveglianza delle risorse terrestri, europee in primis ovviamente, poi il vietnamita VnredSata-1 per il rilevamento della vegetazione e infine il microsatellite EstCube-1, il primo dell'Estonia, un dimostratore tecnologico degli studenti universitari di quel Paese. Un lancio quindi a tutti gli effetti anche commerciale, che fa entrare Esa in modo molto competitivo nel mercato promettente dei piccoli e medi lanciatori, grazie proprio alla capacità di rilasciare più satelliti nello stesso lancio e soprattutto in orbite differenti.

Alto 30 metri, 137 tonnellate a terra, 4 stadi e capacità di portare satelliti da poche diecine di chili fino ai 1500 kili. Tecnologicamente all'avanguardia, impiega massicciamente la fibra di carbonio, ha i primi 3 stadi a combustibile solido e l'ultimo a combustibile liquido. La differenza non è da poco, è proprio il propellente liquido che dà a Vega la capacità di accendere i motori più volte, compresa l'ultima quando, finita la missione, si toglie di torno evitando di contribuire alla "spazzatura spaziale" che resta decenni pericolosamente in giro attorno alla Terra in modo incontrollato. Ovviamente contento il Direttore generale di Esa Jean-Jacques Dordain per la "capacità di innovazione dimostrata una volta ancora dall'Europa" e dalla sua Agenzia. Paga anche un doveroso tributo all'Italia che ha "capitanato" il programma Vega, e in effetti il nostro Paese, che contribuisce per il 65% al programma ora completamente europeo, ha fortemente voluto fin dagli anni '90 questo progetto, formando anche la Elv, una joint adventure fra Avio e l'Agenzia spaziale Asi. Ed è negli stabilimenti Avio di Colleferro, non lontano da Roma in cui si sono costruiti importanti "pezzi" di Vega, sia per l'hardware che per il software, dimostrando come abbiamo ora tutte le capacità necessarie per parlare di lanciatori a livello internazionali, un punto che mancava all'Italia fin dai lontani e gloriosi inizi degli anni '60, quando il nostro Paese fu il terzo, dopo Usa e Urss, a spedire in orbita un satellite.

Al programma Vega, partecipano anche Francia, Olanda, Svizzera, Belgio, Spagna e Svezia. Molte le aziende italiane che hanno contribuito: oltre al principale partner industriale Avio, il Cira di Napoli, MBDA, Telespazio sia per il software del centro di controllo che per le trasmissioni e telemetria nella base spaziale di Kourou, dove hanno lavorato anche Vitrociset, CGS, Selex ES, Europropulsion e Regulus. Una lunga lista quindi, che dimostra l'impegno e le capacità italiane, ma forse la dimostrazione più utile per il futuro è che quando politica, industria e scienza riescono a fare un minimo di programmazione a medio-lungo periodo i successi fioccano. E sono meritati.

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