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Questo articolo è stato pubblicato il 12 maggio 2013 alle ore 18:59.

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Conciliare l'innovazione progettuale e la produzione in loco. Stimolare, nonostante la crisi, nuove intelligenze, mettendole in contatto – grazie alla rete - con l'esperienza delle realtà nostrane. Con l'intento di dare nuova linfa all'artigianalità, grazie alla idee di giovani designer, sono nate delle piattaforme online che permettono di connettere i know how locali con la creatività internazionale.

Una di queste è Re-Craft Design, nuovo format trevigiano lanciato da Fondo Plastico e Desall, con sede negli incubatori di impresa "La fornace dell'innovazione" di Asolo e "H-Farm" di Roncade. L'idea è mettere insieme le attività delle due start up. Fondo Plastico, progetto culturale nel campo dell'artigianato artistico, raccoglie già settecento realtà produttive e Desall, che offre un servizio online per lo sviluppo in crowdsourcing di prodotti, conta una community di 13mila designer (il 30 per cento italiani, il resto da tutto il mondo). Funziona così: l'azienda che vuole realizzare una nuova collezione esplicita le sue esigenze e la piattaforma Re-Craft Design indice un contest. Le proposte dei designer selezionate – è l'azienda ad avere l'ultima parola, ma c'è anche un voto di community - verranno messe in produzione dall'impresa, a cui verrà fornita assistenza nella promozione on line. Al creativo, a seconda dei casi, verrà devoluto un premio in denaro, delle royalty sulla vendita oppure entrambe le opzioni.

Re-Craft ha lo stesso modello di business di Desall: l'azienda paga un fee alla piattaforma – più basso se la realtà produttiva sviluppa da sola una serie di necessità per il concorso, come il brief in inglese – più alta se per esempio vuole indire una gara formato da diversi step (new idea, product design, naming, packaging). Re- Craft ha già avviato un progetto pilota con le Vetrerie Dal Pian, azienda di Cavaso del Tomba, con il concorso di idee "Glass House collection ‘13", che ha visto centinaia di proposte da designer di tutto il mondo. Un'altra realtà simile, ma con un occhio alle piccole aziende manifatturiere italiane "con animo green" è Formabilio, piattaforma di design partecipato fondata da Andrea Carbone e Maria Grazia Andali, con sede a Cison di Valmarino, piccolo borgo in provincia di Treviso. Anche in questo caso, una piattaforma che promuove concorsi destinati a designer, con i progetti sottoposti a valutazione di una community di appassionati e al giudizio di una commissione interna.

Si considera una "start up che guarda al business e pensa etico": ai progettisti, a cui è riconosciuta una royalty del 7 per cento, si chiede di "pensare anche all'ambiente, con prodotti sostenibili, innovativi e riciclabili". Prodotti che non si usurino, per ridurre l'impatto dei rifiuti. Le immagini dei prototipi, realizzati dalle aziende partner, vengono quindi pubblicate su formabilio.com e i prodotti venduti sul sito internet grazie a un sistema di e-commerce, dove l'acquirente troverà, oltre ai prezzi e a tutte le informazioni relative al pezzo, anche i video di presentazione delle aziende e un profilo del designer. Un altro esperimento è quello di Slowd, nato a Modena nel 2011, altra piattaforma per il design partecipato a chilometro zero, messa in piedi da Andrea Cattabriga.

Qui si cerca di creare una filiera corta, con artigiani selezionati perché più vicini alla destinazione finale del pezzo. Obiettivi sono creare sensibilità in merito al valore della produzione locale, ma nello stesso tempo ridurre i costi e l'impatto del trasporto sull'ambiente. In pratica l'acquirente sceglie sul sito un prototipo, realizzato gratuitamente da un'azienda partner, che abbatte il costo della prima produzione grazie a un fee del 2 per cento ogni volta che il pezzo viene realizzato da altri. Quindi il compratore interessato seleziona, su una mappa, l'artigiano partner di Slowd più vicino al luogo in cui il pezzo verrà consegnato, per poi ritirarlo direttamente. Anche in questo caso le aziende vengono selezionate sulla base di alcuni criteri, come la sostenibilità del lavoro, l'esperienza e l'impatto del ciclo produttivo sull'ambiente, ma anche l'uso delle materie prime green (Slowd fa spesso da intermediario con questi fornitori, per ottenere prezzi più convenienti). Anche in questo caso novità sono le royalty per i designer, dal 5 al 15 per cento, più alte – fanno sapere sul sito – rispetto alla media del settore industriale.

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