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Questo articolo è stato pubblicato il 08 ottobre 2013 alle ore 12:57.

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Peter Higgs, Università di Edimburgo, e Francois Englert si spartiscono il premio Nobel per la Fisica 2013. Annuncio dato con ritardo di un' ora all'Accademia delle Scienze di Svezia, cosa che aveva fatto tremare chi era dalle 11 attaccato al computer per vedere comparire il nome di Higgs fra i "laureati Nobel". E infatti c'è, assieme al meno noto ma certo non meno importante Englert che con lui, e anche altri fisici teorici, negli anni '60 del secolo scorso studiò a fondo e predisse l'esistenza di questa incredibile particella, che oggi conosciamo come Bosone di Higgs, che ci spiega perché la materia ha massa. Una proprietà talmente di base, noi stessi siamo fatti di materia e abbiamo massa, che all'uomo della strada pare impossibile che finora non ne sapessimo la vera natura e il motivo per cui i costituenti elementari della natura, le particelle, a un certo punto acquistano la loro massa. E' il "campo di Higgs" che gliela fornisce, come la borraccia d'acqua che si dai ai ciclisti assetati al volo mentre corrono.
Una dimostrazione esemplare, citata nella motivazione del premio, di come da una teoria puramente matematica con il metodo scientifico più esemplare si sia trovata, 50 anni dopo, la particella con due esperimenti, ATLAS e CMS, svoltisi per mesi nel gigantesco Large Hadron Collider di Ginevra, oltre 20 chilometri di diametro per l'acceleratore di particelle più grande del mondo. Migliaia e migliaia di calcolatori sparsi nella Grid di calcolo sviluppata ancora 15 anni fa in tutto il mondo, specializzata per elaborare i dati nucleari. Scoperta, senza ombra di dubbio, nel 2012 al Cern la particella di dio, come viene erroneamente chiamata dal titolo di un bel libro in inglese, chiude il cerchio della conoscenza del mondo atomico e nucleare: con la teoria standard ora possiamo spiegare le moltissime facce che presenta la realtà del mondo subatomico. Il premio è stato dato "a qualcosa di molto piccolo, che però fa la differenza" ha detto nell'introduzione alla conferenza stampa a Stoccolma Staffan Normark, segretario della Accademia.
Quasi imbarazzato Englert al telefono, riesce a dire che è "felice" e poco più per quanto lo riguarda, certo poi a domande specifiche elenca i problemi aperti: altro che finita la storia, dobbiamo provare la supersimmetria, un'ulteriore fondamentale proprietà che non viene proprio fuori, al momento, dai miliardi e miliardi di dati elaborati dal Cern, e poi la materia oscura, che dovrebbe permeare l'universo e infine la energia che lo mantiene in espansione, forse il più grande dei problemi: che cosa è , dove è, cosa la produce ? Che l'Universo si espanda siamo ragionevolmente sicuri ma sul perché è nebbia fittissima, non fissa.
Peter Higgs è più generoso e ricorda tutti i componenti dei vari gruppi, e parliamo di 5-6000 fisici, che hanno lavorato come matti negli ultimi anni per scovare questo benedetto bosone che ora ci spiegherà tante altre proprietà della materia. "Spero sia anche un riconoscimento per la ricerca libera (blue sky in inglese) ", e lascia intendere che la vede sempre meno amata dai governi affamati di risultati. Nati rispettivamente nel 1929 e 1932 i due fisici si sono incontrati il 4 luglio scorso, al Cern, alla conferenza in cui sono stati annunciati i risultati degli esperimenti che provano l'esistenza del bosone di Higgs. E' curioso che sebbene sia stato studiato e previsto da vari scienziati, Englert in testa, sia popolare con il solo nome di Peter Higgs, ma come curiosità possiamo riportare che questo si deve a un errore di data dovuto a un altro grande fisico del passato, Stephen Weinberg, in una sua pubblicazione lo attribuì al solo fisico britannico. E con questo nome passerà alla storia.
Soddisfazione grande anche in Italia, non solo per "team spirit", i fisici nucleari sono una piccola nazione a sé gelosa del proprio saper fare, ma perché i risultati determinanti per la scoperta, come ha ricordato Fernando Ferroni Presidente dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare, erano entrambi a guida italiana. Fabiola Gianotti, leader dell'esperimento Atlas ha dichiarato "Sono molto soddisfatta ed emozionata. Questa assegnazione premia la teoria, il meccanismo Brut-Englert-Higgs, ma di conseguenza premia anche la scoperta sperimentale e le migliaia di scienziati che ne sono protagonisti, tra i quali moltissimi italiani".
Giusto il tempo di un festeggiamento comunque, i dati di Lhc sono ancora tutti da rivedere e chissà cosa potrebbe esserci ancora nascosto dentro.

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