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Questo articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2013 alle ore 19:04.
L'ultima modifica è del 23 ottobre 2013 alle ore 19:39.

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Il libro dei record dell'Universo si è arricchito di un nuovo, importante valore: la galassia più lontana nel cosmo è ora z8_GND_5296, a ben 13.1 miliardi di anni luce. È stata scoperta da un team internazionale di astrofisici guidato da Steven Finkestein, Università del Texas e di cui fa parte anche l'italiano Adriano Fontana, Osservatorio di Roma, uno specialista in questo difficilissimo campo di indagine della fisica.

A parte l'orribile nome, la galassia è un oggetto estremamente interessante, dato che è stata "fotografata" mentre era in attività dopo solo 700 milioni di anni dal Big Bang, che si pone oggi a 13.8 miliardi di anni fa. Molto poco il tempo passato, su base astronomica naturalmente, eppure sembra essere in piena attività e anzi forma continuamente stelle ad una velocità 150 volte superiore a quella che possiamo vedere oggi dalle nostre parti.
Per scovarla ci sono voluti i migliori mezzi disponibili nello spazio, il telescopio spaziale Hubble, e a terra, i due telescopi gemelli da 10 metri di apertura dell'osservatorio Keck alle Hawaii.

Con il telescopio spaziale il team ha selezionato, in un programma chiamato Candels, ben 100.000 galassie potenziali candidate ad essere fra le più distanti. Da queste, in base al loro colore, ne sono state poi estratte solo 43, che sono state studiate in dettaglio una ad una con i potenti telescopi a terra, analizzando la loro luce. Il criterio di selezione, molto stringente, è stato un estremo spostamento della radiazione luminosa verso il rosso, il cosiddetto red shift, che gli astrofisici imputano all'espansione costante, e anzi addirittura accelerata, dell'Universo. Più la galassia appare rossa rispetto a quel che dovrebbe essere e più è lontana e, in questo senso, la luce di z8_GND_5296 è arrossata come nessun altra.
«La scoperta è importante e ci serve a piantare un altro paletto nel campo della conoscenza della formazione delle galassie subito dopo il Big Bang», ci dice Adriano Fontana, «anzi questa è la più vicina al Big Bang che conosciamo eppure è sorprendentemente ricca di elementi pesanti». In pratica la sorpresa è dovuta al fatto che dopo "solo" 700 milioni di anni si erano evidentemente formate in questa galassia varie generazioni di stelle che avevano prodotto, una dopo l'altra, gli elementi chimici più complessi dell'idrogeno. All'inizio dei tempi, infatti, si pensa ci sia stato solo idrogeno, e poco elio, e tutti gli elementi chimici successivi, di cui anche noi siamo composti, sarebbero stati "fabbricati" nel cuore delle stelle grazie alle reazioni di fusione nucleare. Il nostro Sole, giusto per fare un paragone, è molto, molto più lento: si è formato oltre 4 miliardi di anni fa e si spegnerà fra altri 4.

Tutti i record sono destinati a essere battuti e pure questo prima o dopo lo sarà. «Fra i dati che dobbiamo ancora analizzare potrebbe esserci anche una galassia più lontana e quindi più antica di questa», conclude Fontana che è già ripartito alla caccia dei nuovi candidati, e da primavera prossima lo faranno anche con LBT, il Large Binocular Telescope italo-tedesco-americano. È il maggior binocolo esistente con due specchi da 8 metri e passa di apertura, posto in cima a una montagna in Arizona. Un gioiello della tecnologia e meccanica italiana, stiamo a vedere se farà il nuovo record.

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