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Questo articolo è stato pubblicato il 06 novembre 2013 alle ore 09:46.
L'ultima modifica è del 06 novembre 2013 alle ore 13:04.

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La scorsa settimana è stata presentata per la prima volta in Italia, in occasione di un evento tenutosi a Milano che ha battezzato anche il lancio di un nuovo canale tematico gratuito ad essa dedicata, con contenuti interamente in italiano. Amazon Web Services, comunemente denominata Aws, è la piattaforma di cloud computing del gigante di Seattle; non è un servizio, bensì una intera classe di servizi proposti e gestiti tramite un'interfaccia comune e accessibile online.

Nella piattaforma sono integrate soluzioni di tipo Iaas (la principale è EC2, acronimo che sta per Elastic Computing Cloud), per mettere a disposizione delle aziende un'infrastruttura Web di macchine virtuali completamente personalizzabili, e applicativi cloud di tipo Paas (Platform as a service).

Chi la usa in Italia e nel mondo
La piattaforma, nata nel 2006, è utilizzata da decine di migliaia di aziende nel mondo. Piccolissime e grandissime. In Italia, fra le referenze note, ci sono nomi di prestigio come Lamborghini e Gucci, colossi come UniCredit e realtà manifatturiere di medie dimensioni come la piemontese Imperia (macchine per la pasta).

Negli Stati Uniti le realtà che si sono affidate ad Aws sono le più disparate, dalle start up della Silicon Valley alla Cia, che di recente ha firmato con Amazon un contratto di 600 milioni di dollari della durata di 10 anni, passando naturalmente per Amazon stessa (il sito di e-commerce). Su scala internazionale sono clienti di Aws realtà di classe enterprise come Shell e Schneider Electric e media ed entertainment company come Spotify e News Corporation.

Il cloud una tecnologia "mainstream"
Nella vision di Amazon, il computing a nuvola non è solo uno strumento tecnologico per ottimizzare l'uso delle risorse informatiche. É anche un modo per mettere in relazione diversi soggetti. Il programma Aws Activate for Start-ups che opera in sinergia con start up, incubatori e acceleratori d'impresa, va esattamente nella direzione di mettere in contatto le aziende con la comunità tecnologica e finanziaria. Andando cioè oltre i vantaggi rappresentati dai crediti sui servizi erogati da Amazon e sul supporto tecnico.
Steve Midgley, Head of Amazon a livello Emea, ha confermato al Sole24ore.com come per fare innovazione grazie al cloud non servano cifre esorbitanti – prova ne sia il gradimento mostrato per Aws da tante piccole realtà e giovani imprese appena nate, anche italiane – e come il cloud sia avviato a diventare una tecnologia "mainstream" in tutta Europa e anche in Italia.

Il manager ha quindi spiegato come la società non abbia paura della concorrenza per via delle qualità intrinsiche della piattaforma, qualità che in parole povere si possono riassumere in elevati attributi di affidabilità e sicurezza ("è una priorità per Aws ed è una responsabilità di tutti, provider e utenti") e scalabilità potenzialmente infinita.
Il punto di forza aggiuntivo che Amazon mette in tavola, oltre alle capacità prestazionali, è la formula di pagamento a consumo in modalità "pay as you go": un'azienda avvia un progetto a costi di ingresso limitati, ne verifica i riscontri sotto il profilo del business ed è libera di abbandonarlo in caso di insuccesso.

Ogni azienda ha il suo ambiente cloud ideale
Aws, questo il concetto che stressano da Amazon, è un "ambiente" capace di rispondere a tutte le esigenze di un'azienda che affronta progetti di virtualizzazione delle risorse fisiche o che nasce da zero con l'idea di operare in modo sistematico nella nuvola.
Non è, in buona sostanza, un problema di modello di cloud implementato o desiderato; il punto focale della questione è quello di modellare l'infrastruttura informatica rispetto alle specifiche esigenze di elaborazione richieste. "Ogni azienda – dice infatti Midgley – ha un proprio ambiente ideale per operare in cloud".

L'innovazione nella nuvola
Guardando avanti, ai prossimi tre/cinque anni, cosa dobbiamo aspettarci in termini di evoluzione dei servizi cloud? A questa domanda Midgley risponde innanzitutto con un sorriso (alludendo, forse, all'impossibilità di descrivere sommariamente lo scenario tecnologico che ci aspetta in futuro) e quindi allargando il discorso ai Big Data e all'Internet delle cose, alla consumerizzazione dell'It (il cosiddetto byod, Bring your own device) e all'e-commerce.
"Le aziende – spiega il manager – avranno una quantità di dati da gestire e processare realmente enorme e devono affrontare subito questa sfida. Vi sarà, lato piattaforme, un significativo aumento dei requisiti di sicurezza e delle capacità e dei servizi on demand per gestire i picchi di elaborazione. Per questo il fattore chiave per le infrastrutture sarà la scalabilità".

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