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Questo articolo è stato pubblicato il 06 novembre 2013 alle ore 09:43.
L'ultima modifica è del 06 novembre 2013 alle ore 09:47.

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(Afp)(Afp)

C'è cloud e cloud. C'è quello che milioni (e potenzialmente miliardi) di singoli utenti utilizzano ogni giorno per scrivere mail, archiviare e condividere documenti online, scaricare e riprodurre contenuti digitali e c'è quello che interessa alle aziende, fatto di piattaforme, soluzioni e servizi per rendere più snelli ed efficienti i data center. Smaterializzare i dati e i servizi informatici, di norma in esercizio sui server e le reti aziendali, e renderli disponibili on demand via browser è la missione del cloud e per questo il computing a nuvola è da anni fra le priorità nell'agenda dei Cio e dei responsabili It. Ed è uno dei nuovi paradigmi dell'informatica che verrà nell'era dell'Internet delle cose, dei Big data e delle app mobili.

Trovare la formula migliore per spostare nella cloud applicazioni e risorse fisiche dell'azienda (database, storage, infrastrutture) è un compito tutt'altro che semplice. Perchè bisogna "costruire" la propria idea di cloud fra diversi modelli (pubblico, privato e ibrido) e fra diverse tecnologie disponibili (si va dalla piattaforma pubblica Web Services di Amazon a quella open source per il private cloud OpenStack passando per le soluzioni di virtualizzazione targate Vmware, i tool di Ibm e l'ambiente di sviluppo Azure di Microsoft). Tenendo conto di fattori vitali quali la sicurezza dei dati, la scalabilità dei sistemi ed ovviamente i costi.

Un nuovo modello per il cloud pubblico
Nella corsa all'innovazione delle piattaforme tecnologiche cloud, un provider che opera su larga scala come Verizon ha lanciato di recente una nuova infrastruttura nella nuvola (Cloud Compute, attualmente in versione beta) che si indirizza a grandi organizzazioni, enti governativi e anche medie imprese. Come? Sotto forma di software capace di gestire in totale sicurezza carichi di lavoro anche molto elevati con la flessibilità tipica di un cloud pubblico.
Dove sta la componente innovativa di questa soluzione rispetto alle piattaforme pubbliche più diffuse sul mercato? John Considine, Cto di Verizon Terremark, ha così risposto alla domanda postagli dal Sole24ore.com: "nessuna altra offerta di cloud permette un così elevato livello di controllo. Con Cloude Compute gli utenti possono decidere le impostazioni della macchina virtuale (computer e server software based, ndr) e le prestazioni di rete, dello storage e delle applicazioni mission-critical, anche durante i picchi di lavoro".

Il salto in avanti rispetto ai servizi di cloud pubblico precedenti è quindi, secondo la società americana, quello di superare i limiti delle configurazioni pre-impostate in base alla dimensione delle aziende e alle performance. E quindi la scarsa agilità di manovra nel settaggio della macchina virtuale, delle capacità di rete e dello storage.
Perchè una multinazionale o una media azienda dovrebbe adottare in futuro la proposta di Verizon rispetto ai servizi Iaas (Infrastructure as a service) di altri più noti fornitori? Perchè, spiega Considine, "non siamo una new entry nel mercato del cloud: Verizon Terremark è in questo settore da oltre cinque anni e siamo i pionieri dell'enterprise cloud. Ci siamo focalizzati nel creare una piattaforma integrata e la nuova soluzione permette di utilizzare il cloud in maniera più efficiente di quanto non si potesse pensare".

Lo storage cloud è ad oggetti
Con Cloud Compute, questo il messaggio di sintesi che lancia il Cto di Verizon, cambia radicalmente il modo in cui i cloud pubblici sono costruiti, massimizzando i benefici economici legati all'uso di una piattaforma di terzi e quelli operativi associabili alla scalabilità e al controllo delle prestazioni di un servizio di livello enterprise.
Il nuovo pacchetto confezionato dal provider americano si completa in tal senso con Cloud Storage, una piattaforma di archivizione di tipo "object based", e fa affidamento alla rete Ip proprietaria che si snoda in tutto il mondo e a tutti i servizi ad essa connessa (hosting e colocation). Entrambe le nuove piattaforme saranno in esercizio presso diversi data center della compagnia, dagli Stati Uniti (da dove verranno erogati inizialmente i servizi per le aziende) all'Europa passando per il Brasile.

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