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Questo articolo è stato pubblicato il 21 novembre 2013 alle ore 12:12.
L'ultima modifica è del 21 novembre 2013 alle ore 15:44.

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La Stazione Spaziale Internazionale, Iss, come è oggi in orbita a circa 400 chilometri di altezzaLa Stazione Spaziale Internazionale, Iss, come è oggi in orbita a circa 400 chilometri di altezza

Compie 15 anni la più grande e costosa opera di ingegneria mai realizzata: la stazione Spaziale Internazionale, ISS. Si fa risalire al novembre 1998 infatti la sua nascita, con la messa in orbita del primo modulo spaziale, il russo Zarya. In realtà diventerà stazione vera e propria, e soprattutto internazionale, solo il mese successivo con l'aggancio della seconda parte, il modulo statunitense Unity.

Molti i record della ISS, molte le ricadute industriali e tecnologiche, molte le promesse mantenute e parecchie anche le critiche che ne hanno accompagnato la vita: per il costo, la mancanza di un futuro chiaro, attualmente si prevede il 2020 come data limite, e qualche promessa non ben mantenuta, come la produzione di farmaci e metalli purissimi grazie alla ridotta gravità presente nei laboratori della ISS.
Difficile però fare un bilancio, dato che molte conseguenze di questi 15 anni di esercizio ininterrotto non erano neppure pensabili nel 1998, ad iniziare dal fatto che sarebbero nate compagnie spaziali private per servire il carico e scarico di materiale e alimenti per e dalla Iss. Al momento ce ne sono due, Spacex e Orbital negli Usa, che grazie ai contratti Nasa per il servizio alla Iss si sono sviluppate bene e hanno già programmi autonomi di esplorazione fino a Marte e, soprattutto, in vista contratti anche con privati delle telecomunicazioni. Notevolissimo per noi italiani il bilancio della partecipazione grazie all'opera dell'Agenzia Spaziale Asi e delle industrie del settore: Thales Alenia Space di Torino ha costruito più della metà dello spazio abitabile della ISS, molte delle oltre 100 parti che compongono la ISS, i moduli europei di trasferimento materiale, Leonardo e Raffaello, e quel miracolo di ingegneria spaziale che è la "cupola", una specie di veranda a vetri in cui gli astronauti, appena possono, si rifugiano per ammirare la Terra e l'Universo, mandandoci peraltro immagini strepitose. Grazie a tutto questo risulta il secondo contraente industriale a livello mondiale, dopo Boeing e si è qualificato come fornitore anche per i privati, grazie al know how acquisito.

Moltissime anche le industrie e società nazionali piccole e medie che hanno sviluppato tanti e diversi prodotti, strumenti e servizi per la Iss. Giusto come esempio si va dalla Smat di Torino che fornisce l'acqua per gli astronauti, differenziata nella composizione a seconda della loro nazionalità, alla Kayser di Livorno produttrice del contenitore termico utilizzato nei giorni scorsi da Luca Parmitano per riportare a terra in perfette condizioni, a -29 gradi, il materiale dell'esperimento biomedico IMMUNO. Per avere un'idea dei costi e successi delle nostre industrie pensiamo che 1 litro di acqua potabile portata sulla ISS va sui 20.000 euro, mentre la Kayser, grazie al successo della recente operazione, ha visto l'Agenzia russa Roscosmos richiedere l'uso del container termico, mini-ECCO, per i suoi prossimi esperimenti.
Voluta inizialmente nel 1984 da Ronald Regan, allora presidente degli Stati Uniti, ad oggi è un progetto veramente mondiale, dato che vi partecipano oltre a Usa e Russia, anche Giappone, Canada e 11 Stati Europei sotto l'ombrello dell'Agenzia Spaziale del vecchio continente, Esa.

La Iss, montata pezzo dopo pezzo in orbita a un'altezza media di 340 km dal nostro pianeta grazie a oltre 40 voli realizzati con molti differenti mezzi spaziali, dallo Space Shuttle Nasa, ora in pensione, alla Soyuz russa, viaggia a 27.700 chilometri ora e compie un'intera orbita attorno alla Terra in 90 minuti. Al di là delle scoperte, esperimenti e successi il vero valore aggiunto sta probabilmente nell'effettiva cooperazione mondiale necessaria per costruire e gestire un oggetto così grande e complesso e nel know how sviluppato, sia dal punto di vista ingegneristico che da quello biomedico della permanenza dell'uomo nello spazio. Se un giorno andremo su Marte veramente e ci arriveremo sani e salvi lo dovremo anche a questi 15 anni di Stazione Spaziale Internazionale.

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