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Questo articolo è stato pubblicato il 22 novembre 2013 alle ore 11:05.
L'ultima modifica è del 22 novembre 2013 alle ore 14:17.

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C'è una generalizzata mancanza di fiducia, da parte delle aziende, per ciò che riguarda la capacità di contrastare episodi di blocco inattesi dei sistemi informatici, falle nella sicurezza e perdita e furto di dati. Lo dice uno studio ("Global IT Trust Curve") condotto a livello mondiale dalla società di ricerca Vanson Bourne, per conto di Emc, su un campione di 3.200 aziende (di cui la metà organizzazioni da 100 a 1.000 dipendenti e il restante 50% realtà con più di 1.000 addetti).

Sotto osservazione è finito, in particolare, l'approccio che le singole aziende dimostrano nei confronti di quelle che il Presidente e Chief Operating Officer di Emc, David Goulden, definisce le "quattro macro-tendenze dell'It", e cioè il cloud computing, i Big Data, il social networking e i dispositivi mobili. Maggiore è la capacità di alimentare e garantire la fiducia nell'infrastruttura informatica alla base di queste tecnologie, più elevato e rapido è l'impatto di questi trend. La scarsa maturità di un Paese in questa "pratica", per contro, può influenzarne la capacità di essere competitivo.

L'Italia, da questo studio, esce ancora una volta malamente: negli ultimi dodici mesi, i buchi presenti nell'infrastruttura It delle imprese della Penisola hanno causato una perdita media di quasi 1,4 milioni di dollari (oltre un milione di euro). Poco meno di un milione di dollari sono i costi imputabili alla sottrazione dei dati e oltre 790mila dollari quelli causati da fenomeni di "downtime".

I problemi delle imprese italiane
Il danno economico che grava sulle imprese nostrane ha delle precise spiegazioni. Due terzi di quelle coinvolte nello studio ha confermato di aver subito nel corso dell'ultimo anno incidenti legati al blocco inatteso dei sistemi informativi (è successo nel 37% dei casi), a falle alla sicurezza (28%) e ad episodi di furto dei dati (34%). Fa specie notare come il 49% dei senior executive interpellati non abbia alcuna confidenza con la sicurezza dei dati della propria organizzazione e come nel 22% dei casi gli intervistati evidenzino assenza di fiducia nei confronti della propria infrastruttura tecnologica.
Chi ha subito gli incidenti di cui sopra ha ammesso di aver perso produttività del personale (voce citata dal 40% del campione italiano), profitti (40%), nuove opportunità di business (35%) e fedeltà da parte dei clienti (32%). Quanto agli ostacoli più rilevanti per l'implementazione di soluzioni in grado di proteggere adeguatamente le infrastrutture It, le aziende italiane hanno messo in cima alla lista la mancanza di budget (nel 48% dei casi), limitazioni di risorse e/o workload (38%), competenze (37%) e pianificazione (33%).

Cina e Usa davanti a tutti
Forse a sorpresa, il punteggio più elevato in fatto di maturità delle proprie infrastrutture informatiche ha visto primeggiare davanti a tutti la Cina: dallo studio emerge infatti che i responsabili It delle aziende cinesi sono più attenti di tutti i loro colleghi nell'adottare tecnologie avanzate per la business continuity e la sicurezza e soluzioni di backup e recovery integrate. Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti, a seguire Sudafrica e Brasile.
Dei 16 paesi analizzati, e questo è un altro dato non prevedibile, il Giappone è risultato all'ultimo posto. Nel complesso lo stato di maturità delle aziende è preoccupante: oltre la metà (il 57%) degli intervistati rientra nella categoria "ritardatari" mentre solo l'8% si posiziona nel gruppo dei "leader".

Le imprese più mature riducono la portata degli incidenti
Chi meglio semina, meglio raccoglie. Per il 53% delle aziende ritenute "leader" quanto a maturità di approccio verso le infrastrutture It, i tempi di data recovery ammontano a minuti, e anche meno, per le applicazioni maggiormente mission-critical. Il 76% di queste imprese, inoltre, si dice capace di ripristinare il 100% dei dati perduti rispetto al 44% delle aziende meno mature ed appartenenti alla categoria "ritardatari". Queste ultime hanno registrato negli ultimi 12 mesi perdite economiche a causa di downtime pari a una volta e mezzo in più rispetto a quelle della categoria più matura.
A livello globale, tra gli eventi economicamente più penalizzanti, spiccano le falle alla sicurezza, cui si imputa una perdita finanziaria media per gli ultimi dodici mesi di oltre 860mila dollari. Per incidenti relativi alla sottrazione di dati i costi sono di 585mila dollari, per episodi di downtime si arriva a 494mila dollari.
Lo studio evidenzia infine come siano i settori sottoposti a rigide normative quelli che mostrano livelli di maturità proporzionalmente maggiori; le aziende più virtuose operano nei servizi finanziari, seguite nell'ordine da quelle della biofarmaceutica, dell'Information technology, della sanità e della Pubblica amministrazione.

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