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Questo articolo è stato pubblicato il 03 dicembre 2013 alle ore 10:20.

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Una serie di aggiornamenti alla piattaforma Compute Engine, compreso un mirato abbassamento dei costi, per dire che nell'arena delle soluzioni cloud di classe enterprise Google c'è e vuole giocare da assoluta protagonista al cospetto di Amazon e delle grandi firme dell'informatica.

L'annuncio che la casa di Mountain View ha reso pubblico oggi attraverso il suo blog ufficiale è importante per diversi motivi. Il più importante è forse quello che sancisce lo stato di "general availability" di Compute Engine e l'apertura dell'infrastruttura di BigG agli sviluppatori. Cosa significa in concreto? Che chi scrive applicazioni godrà d'ora in poi di maggiore flessibilità d'azione e della possibilità di corredare più facilmente i propri software con i servizi che si appoggiano ai sistemi di Google.

La nuvola della società californiana, in altre parole, promette ora di essere ancora più virtuosa in fatto di macchine virtuali scalabili, performanti e sicure. Le aziende in cerca di risorse di computing aggiuntive per gestire i workload delle applicazioni "mission critical" possono contare, lo dice il post di Google, su livelli di servizio garantiti al 99,95% su base mensile e su una maggiore disponibilità di memoria e potenza computazionale.

L'ulteriore plus che mette sul piatto l'azienda californiana è infine l'estensione del supporto per i sistemi operativi open source, e più precisamente per due delle più popolari distribuzioni Linux, Debian e Centos, e per le piattaforme aperte più utilizzate in ambito data center, vale a dire Suse e Red Hat Enteprise Linux.

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