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Questo articolo è stato pubblicato il 22 dicembre 2013 alle ore 15:55.

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Si diceva una volta, «una risata vi seppellirà». Oggi si potrebbe ribattere: «il divertimento vi salverà». Gli esseri umani hanno una naturale tendenza al gioco: perché non sfruttarla per stimolare comportamenti virtuosi? Vogliamo incrementare la raccolta differenziata, spingere all'efficienza energetica e al taglio dei consumi elettrici, ridurre l'uso delle auto private, indurre a risparmiare l'acqua, a non sporcare per terra, a uno stile di vita più sano?

La carota farà meglio del bastone, è stato dimostrato in diversi esperimenti, soprattutto con le nuove generazioni, più abituate a seguire le tendenze dei social network piuttosto che gli ordini di mammà. Ormai è noto che il modo migliore per motivare la gente a tagliare i propri consumi energetici è mostrare quanto sono virtuosi i loro vicini. Un'amichevole competizione fra abitanti di una strada o di un quartiere ha certamente più effetto dei proclami politici che ci sollecitano a salvare il mondo dall'apocalisse climatica. Così la gamification, che ha già trovato diverse applicazioni nel mondo del business e dei consumi, sta cominciando a estendersi alla sostenibilità ambientale.

Il trucco sta nell'applicazione dei meccanismi del gioco allo sviluppo sostenibile. Basta sfruttare i principi che rendono attraenti i giochi, sia quelli tradizionali che quelli digitali, e sostituire il timore della multa, che si riesce il più delle volte a schivare, con il gusto della sfida, del miglioramento del punteggio, della vittoria e del premio. L'idea non è nuova e si applica già ampiamente nell'educazione dei bambini. La scoperta è che anche gli adulti si divertono a giocare. Lo dimostrano le raccolte punti dei supermercati e i programmi fedeltà delle linee aeree. Che cosa non si farebbe per ottenere un volo gratis o del pentolame in regalo? Niente di più facile che applicare questo meccanismo all'impronta ambientale dei singoli. «Basterebbe convincere tutte le compagnie del mondo, che hanno già un programma fedeltà, a chiedere ai propri clienti di dimostrare un comportamento virtuoso in cambio di punti», ragiona Ron Dembo, il guru di ZeroFootprint, che ha sviluppato gli algoritmi più diffusi per la gestione del rischio e ora li applica al calcolo dell'impronta ambientale. Dembo vorrebbe unificare tutte le raccolte punti del pianeta in chiave ambientale e vedere l'effetto che fa. Miglia aeree in cambio di efficienza energetica. Pentolame in cambio di tragitti in bicicletta. Soggiorni alle Maldive in cambio di una riduzione dei consumi. Chi potrebbe resistere?

Nel loro libro «Nudge», due professori dell'Università di Chicago, l'economista Richard Thaler e il giurista Cass Sunstein, entrambi studiosi di economia comportamentale e vicini all'amministrazione Obama, hanno gettato qualche anno fa le basi teoriche di questo approccio, per la verità un po' orwelliano, all'organizzazione della società, suggerendo di applicare i metodi del paternalismo libertario piuttosto che quelli della coercizione, per indurre i cittadini a scelte più ragionevoli in diverse circostanze critiche della convivenza civile, ad esempio nelle decisioni in materia di previdenza, di copertura sanitaria, di maternità e simili. L'eco-gamification rientra perfettamente nell'idea di ingegnerizzare le scelte dei cittadini grazie a una "leggera spinta" (nudge), in molti casi più efficace di un'imposizione.

Gli esempi esistono già. San Francisco e Amsterdam hanno ottenuto ottimi risultati mettendo in competizione fra loro i diversi quartieri della città, nella corsa all'efficienza energetica e alla raccolta differenziata. Parigi ha rivoluzionato i trasporti urbani grazie a un programma che premia i tragitti in bicicletta. Philadelphia ha visto salire al 90% la partecipazione dei cittadini alla raccolta differenziata, grazie a un sistema di premi basato sul peso dei rifiuti destinati al riciclo. A Stoccolma, il concorso The Fun Theory ha dimostrato l'efficacia di questo approccio: una scala musicale all'uscita della metropolitana, che suona una nota diversa premendo ogni scalino, come un pianoforte, ha spinto la maggior parte della gente a non prendere la scala mobile. Una lotteria basata sulla velocità delle auto, registrata in diversi punti della città, ha portato i cittadini a guidare più piano rispetto a quando erano minacciati dalle sanzioni. E così via. Per ogni problema, dalle emissioni alla raccolta differenziata, c'è una soluzione ludica. Se poi si aggiunge la condivisione dei risultati sui social network, è spasso al quadrato.

Ma come si dimostrano i tragitti verdi o le riduzioni dei consumi? Qui entrano in scena gli algoritmi. «Ormai quasi tutte le nostre azioni vengono registrate e ancora di più lo saranno in futuro, c'è addirittura chi mette in mostra su Facebook i propri dati virtuosi», fa notare Dembo. Dal contapassi al contatore elettrico di casa, qualsiasi software si può connettere direttamente con i social network. Visto che ormai la privacy è perduta, tanto vale usare tutti questi dati per migliorare la sostenibilità delle nostre abitudini.

elenacomelli.nova100.ilsole24ore.com

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