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Questo articolo è stato pubblicato il 03 febbraio 2014 alle ore 10:54.

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Crisi e trasformazione sono connesse. È quanto sta succedendo all'Isia di Firenze, Istituto statale per le industrie artistiche, dove la minaccia di chiusura dell'istituto, causa sfratto e nuovi tagli, porta gli studenti ad attivare un processo inedito: co-creare il futuro del loro sistema educativo.
Lo stadio iniziale della protesta – fra flash mob, campagne social, performance e interventi nella città – permette una certa visibilità mediatica, ma mostra ben presto i suoi limiti: perpetuare lo stato di emergenza senza ripensare il futuro. Circolano sui giornali le dichiarazioni di un impegno finanziario da parte del Ministero per ristrutturare una possibile sede, ma non ci sono accordi formali né un progetto sul futuro dell'istituto, che resta fragile e precario.
Da troppo viviamo questo stato di emergenza, in un mondo in cui salute, ambiente, educazione diventano progressivamente cose da "comprare" e non beni da produrre "come società". Ci muoviamo da una emergenza all'altra senza il tempo di immaginare, desiderare e costruire un mondo più giusto, inclusivo, aperto, critico, civico, etico.
Una crisi degli immaginari e del desiderio, quella contemporanea, piuttosto che finanziaria, sotto la pressione di un presente continuo e di un continuo stato di emergenza.
La partita si gioca sui banchi di scuola. Nel nostro caso parte da Isia Firenze, un luogo d'eccellenza della formazione universitaria, un'istituto pubblico che ha ospitato e formato prestigiosi nomi del design industriale e della comunicazione, attento alle pratiche innovative e alla creazione di un ambiente aperto e confortevole: Isia è come una famiglia, i professori spendono ore a progettare e discutere con gli studenti e cercano insieme opportunità da condividere con tutta la scuola. Tutti si conoscono per nome e il tempo in aula non basta mai. Questa è l'Isia che conosciamo e amiamo: un modello tanto più interessante quanto più le scuole di design si trasformano in produttori di nuovi operai dell'industria creativa. Isia produce bravi designer capaci di pensare e progettare: individuare futuri possibili e scegliere fra essi i modi funzionali, sociali, politici, economici, rispettosi dell'ambiente e delle culture, poetici, belli.
Paradossalmente questo grande valore è diventato non competitivo. I tagli alla scuola, le facilitazioni agli istituti privati, la configurazione dei cv, tutto punta in questa direzione. Lo stato di emergenza produce studenti incapaci di affrontarlo.
In questo scenario i ruoli sono ben codificati: gli studenti protestano; gli istituti di formazione elemosinano udienze; i governi elargiscono spiccioli, ma non progetti; i privati colonizzano.
A Isia è stata presa una decisione.
Iniziando dal nostro corso di Near Future Design, e aprendosi presto al resto della scuola, si è deciso di reinventare il reale, usando lo strumento più potente del design: il progetto. Si è iniziato a progettare il Near Future del sistema educativo, per spostare la percezione del "possibile", e usare questo spostamento in una performance in cui il "nuovo possibile" diventa vero.
Sono stati identificati 11 assi secondo cui immaginare la trasformazione della scuola.
Questa azione non riguarda il "cambiare tutto", il lamento, il populismo, la fuga. Riguarda il desiderio, l'immaginario, l'accesso, il linguaggio. Per acquisire un nuovo linguaggio – un nuovo strumento – per pensare il mondo e costruirlo.
Come in ogni performance, la gran parte del lavoro è svolta dalle persone. La partecipazione a una performance è un fatto attivo come l'adottare un nuovo linguaggio e, quindi, una visione di mondo.
In altre parole: è proprio quello che fanno i designer. Creano mondi in cui un "oggetto" (una sedia, un servizio, un sistema educativo...) inizialmente non esiste e poi, attraverso il progetto, esiste.
I bravi designer non lavorano soli, e conoscono l'importanza di essere veicoli per l'espressione dei punti di vista storici, antropologici, ingegneristici, economici, politici, sociali, psicologici e delle persone. Per capire, innanzitutto, quali sono le domande realmente importanti da porre.
Il progetto è una performance partecipativa, relazionale, in cui si crea il mondo. Il Near Future del mondo.
Gli studenti sono attualmente in una fase costituente da cui emergerà una fondazione – o altra forma di personalità giuridica – che attuerà il progetto, trasformando al contempo le regole del gioco. Spostando la protesta in un nuovo spazio: la possibilità di co-creare il futuro del proprio sistema educativo.
Dal punto di vista del corso di Near Future Design questa storia ha un risvolto interessante. Alla fine di ogni anno accademico realizzeremo una pubblicazione in cui vengono descritti tutti i progetti di Near Future emersi dal corso, assieme alla descrizione delle metodologie e tecniche utilizzate per la loro realizzazione.
Quest'anno la pubblicazione sarà costituita da una serie di progetti europei – che verranno regolarmente presentati –, uniti a una "cassetta degli attrezzi" (composta da software, informazioni, metodologie e opportunità per la relazione e la collaborazione), volti a far diventare il processo replicabile e scalabile.
Questa storia è appena iniziata. Potrete seguirla dalle pagine fisiche e digitali di Nòva, dai social network. E, magari, partecipare attivamente.
Il futuro non esiste: è una performance, che attuiamo con ciascuna delle nostre decisioni.
Quindi: che si avvii la performance. Ed il progetto. Siete tutti i benvenuti.

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