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Questo articolo è stato pubblicato il 13 febbraio 2014 alle ore 10:07.

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Il bersaglio dell'esperimento di fusione nucleare grande come un chicco di maisIl bersaglio dell'esperimento di fusione nucleare grande come un chicco di mais

Siamo un po' più vicini al sogno di saper innescare la fusione nucleare, il processo di produzione di energia che sostiene le stelle e che, replicato in piccola scala qui sulla Terra, ci potrebbe liberare da tutti i nostri problemi energetici in maniera molto pulita, con la produzione cioè di pochissimi sottoprodotti tipo scorie.

Al Lawrence Livermore Laboratory in California, dopo molti tentativi, hanno innescato la reazione iniziale di fusione di vari atomi di Idrogeno in atomi del più pesante Elio, con produzione di una quantità di energia maggiore di quella fornita a tutto il sistema. Poca energia in più e per poco tempo e poi anche in piccola quantità di materiale, ma il successo c'è ed è il primo vero fatto positivo nel campo dopo decenni di insuccessi.

Un'equipe di fisici specializzati è riuscita a produrre temperature di milioni e milioni di gradi, bombardando con raggi laser una pasticca di oro che, sotto l'azione della spaventosa temperatura, si è dissolta emanando energia sotto forma di raggi X. Questi hanno investito una pasticca di idrogeno, presente sotto forma di atomi di suoi stretti "parenti", deuterio e trizio, e in questa minuscola quantità di materiale, grande come un grano di mais, si è prodotta la fusione, ovvero più atomi si sono saldati definitivamente uno all'altro rilasciando una notevole quantità di energia. Niente di magico, tutto previsto dalla famosa relazione di Einstein che lega massa ed energia E=MC2, un po' di massa in questo caso viene sacrificata per rinsaldare il legame fra gli atomi di idrogeno che vanno a comporre quello di elio finale, come se mettendo insieme due o tre mattoncini Lego a un certo punto questi si unissero, ma diventassero appena appena più piccoli rilasciando una scintilla di luce. Procedimento e risultati sono stati presentati nel lavoro sulla rivista Nature ieri.

Sembra banale addirittura, ma dobbiamo pensare che dalla fine della seconda guerra mondiale, quasi 70 anni fa, stiamo cercando in tutti i modi di produrre questa reazione, quasi il sogno di Prometeo che porta il fuoco agli uomini sottraendolo al dio Giove. Sono molti i tentativi in giro per il mondo, anche da noi in Italia, per produrre con approcci differenti la fusione nucleare, compreso il gigantesco progetto Iter in costruzione in Francia, che vede la partecipazione di praticamente tutti i Paesi avanzati. Nulla per 70 anni e ora arriva finalmente questo piccolo, ma significativo, passaggio positivo, venuto peraltro dopo anni, 5 per la precisione, che al Livermore Lab si provava e riprovava.

Se poi il bersaglio dove si è prodotta la reazione di fusione è grande come un chicco di mais l'attrezzatura per raggiungere le condizioni di fusione consta di 192 laser di grandissima potenza e occupa un'area grande come un campo da calcio. Finora poi sono stati spesi circa 5 miliardi di dollari, ma mai come in questo caso si può dire che il gioco valga la candela.

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