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Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2014 alle ore 21:35.
L'ultima modifica è del 01 marzo 2014 alle ore 14:44.

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Luca Parmitano (Reuters)Luca Parmitano (Reuters)

Duecentoventidue pagine di rapporto, test durati un paio di mesi e tutto per dire che Luca Parmitano, rimasto vittima di un serio incidente mentre si trovava al di fuori della Stazione Spaziale Internazionale, si è salvato sostanzialmente grazie al suo notevole sangue freddo, nonostante gli errori, pacchiani, compiuti dalla Nasa.

I fatti: @astro_luca, come si è ribattezzato su Twitter l'astronauta italiano, il 16 luglio 2013 ha compiuto un'Eva, attività extraveicolare molto complessa e importante anche per il nostro Paese dato che si trattava della prima eseguita da un italiano. Dopo circa 30 minuti, forse qualcosa in più, come ha riferito lo stesso Parmitano, l'acqua iniziava a riempire il suo casco pressurizzato ponendo gravi problemi alla respirazione e alla visione dell'astronauta.

Le tute per Eva sono sistemi estremamente complessi perché devono garantire al tempo stesso la sopravvivenza dell'astronauta, e quindi ossigeno, acqua, riparo dai raggi cosmici e contemporaneamente garantire la massima possibilità di movimento, ad esempio per poter montare strumenti all'esterno della Stazione o effettuare riparazioni. Parmitano avverte subito il controllo di Terra, capendo che la situazione non è normale, ma da Nasa tergiversano perché non capiscono la gravità, in parte reputano la situazione normale.

Parmitano però continua a chiamare terra, per ben 3 volte e alla fine, dopo una ventina di minuti, viene dato l'ok e lui, oramai letteralmente cieco a causa dell'acqua che pervade il casco e con il rischio di soffocare, riesce a rientrare e in un attimo, aiutato dagli altri astronauti sfila casco e torna alla normalità. Anche in questo il rapporto punta il dito inquisitore: troppo rischio lasciarlo tornare da solo, doveva essere accompagnato dall'altro astronauta al di fuori della Stazione.

Ora si apprende che qualche giorno prima, 9 luglio, era successo qualcosa di simile, una perdita di acqua nella tuta, ma alla cosa non era stato dato troppo peso, anche perché pare che la notizia non avesse percorso tutta la scala dei decisori Nasa, ma si fosse fermata a un gradino intermedio. Questa parte della delicata attrezzatura poi è vecchia di 35 anni e Nasa sta studiandone un nuovo tipo.

Ritardi, incomprensioni, training insufficiente sono i punti fondamentali messi in rilievo dalla commissione che ha stilato il rapporto che si conclude con 49 raccomandazioni suddivise in 3 livelli di importanza. Prima di far tornare fuori dalla Stazione spaziale gli astronauti dovranno essere risolte praticamente tutte. Facile criticare, ma occorre considerare la complessità di imprese come queste, che ora proprio per la perfezione raggiunta ci sembrano normali. Parmitano peraltro ha dimostrato quale sia la tempra e preparazione di questi uomini e donne dello spazio.

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