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Questo articolo è stato pubblicato il 07 marzo 2014 alle ore 07:17.
L'ultima modifica è del 07 marzo 2014 alle ore 10:54.

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Una famosa immagine del terremoto di Fukushima del 2011. Proprio al centro si vede un globo di luce formatosi durante il terremoto stessoUna famosa immagine del terremoto di Fukushima del 2011. Proprio al centro si vede un globo di luce formatosi durante il terremoto stesso

Si conoscono da almeno 300 anni, ma non sono mai state prese sul serio, anzi il fatto che siano state scambiate spesso per dischi volanti, Ufo, ha fatto sorridere spesso gli scienziati. Si tratta del fenomeno delle luci da terremoto, earthquake lights (eql), che proprio oggi al convengo annuale della Società di Fisica americana, a Denver, sono state al centro di una interessantissima comunicazione da parte di un gruppo di scienziati del North Carolina. Questi avrebbero, quasi per caso, scoperto che quando si producono fratture, che poi quasi istantaneamente si richiudono in un mezzo granulare come sabbia o sassi per intenderci, si possono avere correnti di centinaia di volt.

Questo meccanismo produce quindi correnti che poi, tramite le fessure che inesorabilmente si aprono nel terreno durante i forti terremoti, si trasferiscono all'atmosfera. Sarebbe questo il meccanismo per cui si possono formare, subito sopra il suolo, zone di aria fortemente carica di elettricità che si dissipa nell'atmosfera formando delle vere e proprie palle di luce, che permangono per qualche istante, o lampi che sembrano provenire da un gigantesco flash.

La questione negli ultimi anni aveva suscitato grande interessa perché nel caso dell'Aquila e del terremoto di Fukushima c'erano state testimonianze indubitabili del fenomeno, anzi nel caso del Giappone esistono video che mostrano chiaramente molti globi e flash luminosi durante il terremoto stesso.

Tutto bene quindi, scoperto un possibile segno che ci faccia capire se sta arrivando un terremoto? Si e no, come spesso nella scienza la verità è agrodolce. Il gruppo di fisici stava studiando come si creano fratture in materiali composti da polveri. In pratica, molto banalmente, dopo aver riempito un contenitore di farina hanno provocato, scuotendolo, delle fratture. Con comprensibile stupore si sono accorti che questo generava correnti anche non indifferenti, circa 200 volt. Nella presunzione di aver sbagliato qualcosa in modo madornale l'esperienza è stata fatta molte volte e con materiali diversi, come sabbia e una miscela di piccoli sassi. Niente da fare, le correnti venivano sempre fuori.

Il punto amaro, ma la scienza funziona così da Galileo in avanti, è che per il momento il dato sembra chiaro, le correnti ci sono, ma perché nascano non lo spiega nessuno, nemmeno gli autori dell'apprezzata ricerca. Ora si tratta di ripetere l'esperienza, lo faranno ovviamente altri gruppi, e iniziare a capire il perché del fenomeno. Terremoti a parte potrebbe essere l'inizio di qualche nuova e interessante branca della fisica.

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